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Metal estremo: Cinque figlioli di mamma Germania

Essendo la Germania pluricitata quando si vuole parlare di avanguardia musicale in ambito metal, quasi fosse una benevola madre con tanti figli capelloni, vogliamo qui saggiarne gli ultimi prodotti per verificare che la sua fama sia meritata e non dovuta interamente al “fenomeno Wacken”.
Se dovessimo basarci solo sui Ba’al, a mamma Germania non andrebbe troppo bene: tecnicamente in assetto impeccabile, la trasparenza della produzione è lodevole e ognuno fa il suo porco lavoro come si deve… peccato che il prodotto finale non sia niente di più della somma delle sue parti. Una matematica addizione di suoni che rende questo disco un’ameba musicale, death metal con qualche spruzzata di metalcore incattivito che non guasta mai se si vuol strizzare l’occhio ai giovincelli pronti a dilapidare la paghetta in questo genere. Insomma sarebbero il classico figlio secchioncello ma che vuole imbucarsi alle feste in piscina.

Una direzione simile in fatto di “impatto sull’audience” la prende anche “Trauermarsch Nach Neotopia” degli Eden Weint Im Grab, dischetto di grande orecchiabilità che si divide tra ritornelli romanticoidi e sonorità elettroniche infarcite di tastierone e synth. Nasce probabilmente sull’onda di quel gothic metal elettronico che è stato molto in voga negli scorsi anni e sembra una specie di “Ville Valo meets Rammstein”. Se non si è quattordicenni tedesche dubito che dirà mai qualcosa.

Altro discorso per i Saxorior di “Völkerschlacht”, che sono un po’ indecisi su che sponda stare: un po’ di tempi black tanto per gradire, immancabile voce tedescona che ricorda tanto i Die Apokalyptischen Reiter, qualche puntina di heavy vecchio stampo che si cerca un po’ di cammuffare, intervallini folk e tante, tante cavalcate da valchirie di serie B. Evitabili da tutti i punti di vista.

Di altro stampo sono invece i Mortal Intention che, con “Abglanz”, si dedicano al black metal riuscendo a non sparire nell’indifferenza, grazie a momenti musicalmente interessanti e meditativi e diversi cambi di tempo che non lasciano mai morire di monotonia. Forse la voce non è delle più adatte al genere e i musicisti non proverranno dal conservatorio, ma alcune canzoni riescono a conquistare e richiedono un secondo ascolto obbligatorio. Con questi fanno un po’ comunella anche gli Infestus, anche loro di genere black e amanti dei cambi di tempo, anche se tendono in generale a tenere tempi più veloci e dedicarsi un po’ meno a indugi malinconici. Nonostante non si possa parlare di innovazione, questo “Chroniken Des Ablebens” merita di essere ascoltato e, anzi, forse farebbe impallidire storici nomi ben più conosciuti.

Risulta evidente che anche le terre teutoniche sono battute dai venti del mercato economico che porta a sfornare prodotti quasi in serie. La Germania non è di certo un’oasi felice in mezzo al deserto, ma qualche lumino di speranza acceso rimane, sempre che le ventate non si intensifichino!

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