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Come l’aspartame

Emily Haines è conosciuta ai più per essere la front-woman dei Metric, band canadese che sin dalla fine degli anni ’90 si cimenta in imprese indie rock fuse alla new wave, con quei sintetizzatori che nulla hanno da invidiare ai colleghi svedesi The Sounds.

Dicevamo, Emily si presenta ancora una volta con un chaos interiore che la scinde in due: una è la parte adolescenziale e ribelle, l’altra quella maggiormente riflessiva e cosciente di sé.

Così pezzi movimentati quali “Youth Without Youth” e “Breathing Underwater” si susseguono dando spazio a tracce anteticamente frenate nell’enfasi, giusto perché l’ascoltatore possa soffermarsi a riflettere un poco.
Rimaniamo accigliati.

I Metric ci erano piaciuti per “Live It Out”, per quelle memorabili canzoni che sono “The Police And The Private” o addirittura “Monster Hospital”. Giunta al quinto album, la band sembra aver perso l’inventiva, finendo con il cadere vittima della scarsa rilevanza sia contenutistica che espressiva.

Pro

Contro

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