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Metronomic Rock

I Manikin da Austin sono probabilmente uno dei gruppi più sottovalutati del panorama indipendente americano. Non che non abbiano un pubblico affezionato e molti ammiratori, ma il loro nome non ha mai suscitato particolari entusiasmi né ottenuto il riconoscimento meritato tra gli amanti del genere. Le loro principali sfortune consistono forse nel non aver mai cercato di imporsi come dissacratori e rinnovatori di alcunché, nel non aver mai desiderato rivoluzionare le forme proposte quanto perfezionarle, nel non essersi mai apertamente accodati ad alcuna tendenza: la forza dei Manikin è invece tutta nella decisione e nella coerenza con cui hanno portato avanti il proprio discorso musicale, torniando gradualmente la forma della loro musica fino a raggiungere un altissimo livello qualitativo.

Il sito della Super Secret Records, la label del gruppo, dà un’efficacissima definizione del suono dei Manikin: “Rock metronomico”. Precisione e quadratura delle forme sono infatti le prime cose a risaltare all’orecchio dell’ascoltatore; il post punk proposto dal gruppo è però, nella sua ortodossia, tutt’altro che una mera riproposizione di stilemi vecchi di trent’anni. Il loro approccio ingloba la consapevolezza della necessità di una modernizzazione dei contenuti, attuata in maniera sottile ed implicita. Il divario di tempo che separa i Manikin dagli anni di gloria del post punk sono inabissati nel loro suono e contribuiscono a dare alla loro musica il sentore di nervosismo elettrico che ne determina buona parte del fascino.

Lo scorso 2009 è uscito “Stop The Sirens”, ultimo LP del gruppo in ordine di tempo. Il lavoro è perfettamente riuscito: la compattezza del suono ha raggiunto uno spessore ormai superiore, l’intero disco fila con una continuità qualitativa impressionante, le canzoni sono costruite con cura ma sanno anche essere immediate e coinvolgenti. C’è anche lo spazio per una deviante cover dei primi Cure, “Grinding Halt”. “Stop The Sirens” è uno dei migliori punti di partenza possibili per imparare ad apprezzare le inesorabili geometrie di una delle gemme nascoste dell’underground a stelle e strisce.

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