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  • Metz: II, la recensione

    Sub Pop / none

    Data di uscita: 04-05-2015

    Loudvision:
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“II”, come un capitolo. Il secondo capitolo per i canadesi spaccatimpani Metz.

Si dice che il disco numero due sia sempre quello più difficile, un po’ perché forse si è a corto d’idee rispetto al debutto, un po’ perché si ha quel terrore atavico di deludere le aspettative degli aficionados. Alex Edkins, frontman della band, aveva già anticipato (per togliere qualsiasi dubbio ai curiosi) che per il secondo album non ci sarebbero stati singoletti da far passare in radio, non ci sarebbe stato mai un produttore da milioni di dollari e, last but not least, manco stavolta ci si sarebbe salvati dal noise aguzzo tipicamente metziano.

“Acetate” è il miglior modo per confermare quanto sopra: tre promesse mantenute dall’inizio alla fine di questo piccolo (o se vogliamo, grande) capolavoro, un decalogo nato dallo sposalizio tra acidità e rancore. I suoni di chitarra che sferzano graffi al cervello, la batteria che martella con una rabbia profonda e il basso distortissimo calzano alla perfezione con la voce, disillusa e pronta a squarciarsi le corde vocali di brano in brano.

Oltre al pezzo di apertura, merita particolare attenzione “Kicking A Can Of Worms”, dove il ritmo scandito rallenta, vero, eppure la tensione emotiva che si crea lungo il crescendo di voci continua a incutere un senso di perenne instabilità, quello che si respira praticamente nell’interezza del lavoro. “The Swimmer”, al contrario, sembra un esperimento punk/garage rock leggerino- se potete passarmi il termine; diciamo con delle sfumature quasi pop- che potrebbe essere venuto in mente, una decina di anni fa, ai Be Your Own Pet.

Se con l’esordio avevamo capito che ai Metz la vita tranquilla non piace, che insomma starsene zitti a subire non è cosa da loro, con “II” il messaggio è più chiaro e forte di prima. Nessuna remora, ma tanto, tantissimo, nero e cupo astio.

A mio avviso, uno dei migliori dischi sfornati nella prima metà del 2015.

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Contro

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