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Complimentoni

A vederli in faccia non gli si darebbe manco una lira, eppure Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser ci sanno fare, eccome.
Dopo capolavori quali “Kids”, “Time To Pretend” ed “Electric Feel” qualcuno potrebbe azzardare un “Ok, la loro carriera è finita: che altro potrebbero cavare fuori dall’ingegno?”. La risposta è insita in questo terzo album, che a distanza di tre anni dal successo ‘spectaculare’ incide un solco importante nella storia della band indie newyorkese.

I ritmi funky e le reminescenze anni ’60 accompagnano i 43 minuti d’esecuzione, senza lasciare insoddisfatto l’ascoltatore, il quale, anzi, si abbandonerà ad ondeggiamenti da Piper in bianco e nero.
Le congratulazioni vanno agli MGMT.

Il duo eccentrico è diventato grande sia anagraficamente che fisicamente: benché i componenti rimangano tuttora mingherlini di costituzione, la loro ombra è mutata in qualcosa di davvero consistente e maestoso.
L’evoluzione che hanno subìto farà storcere sicuramente il naso ai più scettici, non v’è alcun dubbio. Comunque sia, tale cambiamento, con il passare del tempo (e dei giri del disco) finirà per essere apprezzato, soprattutto dal momento in cui “Flash Delirium” farà capolino – e sarà la fine.

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