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    MGMT

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Weirdos eclettici

Vocine infantili.
Gli MGMT mica hanno scelto una carta a caso per aprire il loro omonimo disco, anzi. “Alien Days” è IL singolo, quello che se non fosse stato scelto per introdurre al decalogo qualcuno si sarebbe inalberato (qualcuno di molto possente e borchiato, magari).

Non aspettatevi colpi di scena bestiali, perché “MGMT” è un classico della band, racchiude insomma ciò che i due statunitensi già ci avevano fatto assaggiare- ritmi incalzanti, talvolta speziati (“Cool Song No. 2″, “Introspection”), sintetizzatori ed effetti dissonanti, vocalità pacate.
Il leggero cambiamento è la psichedelia, ancora più pregnante e atta a distorcere la percezione della realtà in ogni sua piega. Della serie “chissene di ciò che vogliono gli altri: noi facciamo quel che diamine ci pare”.

Finalmente, ma sul serio, si sente che Goldwasser e VanWyngarden si sono lasciati andare, tenendo ben lontani i richiami della folla che incitavano a un electro pop fruibile da tutti. Perché, in fondo, “MGMT” è più un album di nicchia che un lavoro destinato al successo planetario.
Quando la qualità sovrasta i numeri, le cose migliori vengono fuori. E noi, come (si spera) pure voi, gioiamo.

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