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Con “Mia madre“, dal 16 aprile nelle sale, Nanni Moretti abbraccia la semplicità. La componente autobiografica (la morte della madre Agata, che più di una volta abbiamo visto come attrice nei suoi film) e la scelta di un alter ego femminile (la regista interpretata da Margherita Buy) sono elementi importanti ma non fondamentali, e comunque chiari già nel trailer.

L’aspetto più interessante (e commovente) di “Mia madre” è la presenza in scena di un doppio Moretti: il primo, quello più simile al personaggio che abbiamo imparato a conoscere fin dal primo Michele Apicella, è incarnato da Margherita; l’altro è il fratello Giovanni (lo stesso Nanni Moretti), il fratello che tutti vorremmo o avremmo voluto a fianco per affrontare la morte di un genitore. Giovanni rappresenta le carezze di cui abbiamo bisogno, la comprensione, le parole di coraggio e speranza che ci diciamo ma alle quali non crediamo mai fino in fondo.

Il sapore di dolce irrealtà che contraddistingue la figura di Giovanni appartiene all’intero mondo di Margherita, nel quale i sogni notturni, i ricordi e l’immaginazione coesistono. Così, intorno alla morte della madre Ada (Giulia Lazzarini, attrice di lunga esperienza teatrale), non c’è la disperazione sorda che in “La stanza del figlio” era la risposta a un lutto inaccettabile.

“Mia madre” suggerisce, al contrario, un sentimento di accoglienza, di circolarità, di affetto per il tempo vissuto. Il dolore, dicono le tante voci intorno a Margherita, è naturale e non definitivo. Questo augura Nanni Moretti alla sua Margherita, a se stesso, e indirettamente a noi spettatori. Senza certezze, e con uno sguardo carico di sgomento, ma volto al «domani».

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