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  • Festa Del Cinema di Roma 2016 – Michael Bublé Tour Stop 148

    Diretto da Brett Sullivan

    Data di uscita: 25-10-2016

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Michael Bublé Tour Stop 148 è un film concerto, o meglio un documentario in cui il cantante canadese ci fa conoscere la sua “casa lontano da casa”, la famiglia con cui condivide i due anni di vita on the road in giro per il mondo ogni volta che intraprende una tourneè legata all’uscita di un nuovo disco. In questo caso era l’album “To Be Loved”, e il concerto di cui si vedono molti stralci è appunto la 148ma tappa su un totale di 173, quella Birmingham.

Tour Stop 148 è infatti raccontato per lo più dal punto di vista della troupe : fatta eccezione per l’introduzione da parte del cantante, il film si sviluppa come cronistoria di un concerto, raccontata da chi lo pianfica a tavolino, lo costruisce ogni sera in una città diversa,  assicurandosi che che ogni cavo, luce, schermo, ogni più piccolo dettaglio si inserisca perfettamente nella macchina oliatissima che è la serata di intrattenimento che il team (“MB Truck ‘N Roll” è il logo che campeggia sulle divise) capitanato da Bublé porta nelle 173 tappe del tour.

Fin dagli esordi Michael Bublé ha avuto chiaro in mente che tipo di personaggio volesse diventare, quali erano i miti che non voleva seimplicemente emulare, ma dalla cui ombra voleva uscire, e trovare un posto al sole al loro fianco. Che ci sia riuscito o meno sta a ciascuno di noi valutarlo, ma è innegabile che il suo show scintillante, il fuoco, i coriandoli, le animazioni dorate, le superfici lucide del palcoscenico e gli abiti eleganti dei musicisti… sono tutti ingredienti dell’approccio di gran serata di intrattenimento che fa eco all’epoca d’oro degli standards americani. I grandi show di Las Vegas dei solisti passati alla leggenda tornano in vita con i concerti del cantante di “Home”, un poco più sobri ma sempre permeati della (studiata?)  spontaneità che è ormai il suo trademark, l’irriverenza, il fare scanzonato e soprattutto il gusto dinamico e contemporaneo che scongiura la noia di uno spettacolo “vecchio”.

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Queste due facce della stessa esperienza vengono intrecciate efficacemente dal regista Brett Sullivan, che svela i trucchi dietro la magia di ogni serata, ci fa conoscere i volti e le storie di chi rimane sempre dietro le quinte e per interminabili mesi non ha modo di tornare a casa dai propri cari. Un ritmo che può sopraffare, e a volte ci riesce, ma anche un’esperienza che tutti fanno in modo di godere appieno: ci sono lacrime ma anche tante risate, momenti di necessario isolamento e quelli altrettanto inevitabili di cameratismo.


Perciò non siamo di fronte ad un ritratto biografico dell’artista, o perlomeno non direttamente: Bublé ovviamente ne emerge in maniera positiva ma senza la patina melensa che facilmente avrebbe potuto avere. Piuttosto il film è un interessante quadro di un business a volte duro che non conosce soste (“You’ve gotta move the beast” dicono i carpentieri, “the show must go on” è il mantra), ma di altissimo livello professionale ed artistico. Alla fine dei conti a farla da padrone è la figura dell’artista attorno al quale tutto questo ruota, e lui stesso non può concedersi riposo nemmeno di fronte alla malatia; anzi, a detta dell’amico e collega Alan Chang, “gli show in cui è malato sono più interesanti… ecco perché cerco sempre di farlo ammalare“.

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Michael Bublé ha l’anima dell’intrattenitore e la voce di un solista che registra record. Fa pendere dalle proprie labbra il pubblico che immancabilmente ride quando propone ai single in sala di sfruttare l’atmosfera per un ménage à trois, il suo saltellare per il palco è contagioso, gli spettatori ballano, lo guardano rapiti, o semplicemente soddisfatti. E su tutto e tutti, in questo Tour Stop 148, regna sovrana l’inconfondibile voce vellutata che volteggia nella sala con irresistible scioltezza.

Chi ha già familiarità con le esibizioni live dell’artista vivrà l’esperienza di questo docufilm con un senso di riscoperta; per i profani di Bublé sarà auspicabilmente un ottimo modo di conoscere l’artista e dare un’occhiata aal suo mondo quando le luci della ribalta si spengono.

P.S: si consiglia di rimanere fino alla fine di tutti i titoli di coda sulle note di “Smile”.

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