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Microchip emozionale: out of control!

Adrenalina pura e atmosfera intimista per il tour che da tre settimane sta portando in giro nei club di mezza Italia l’instancabile band torinese che, dopo dodici anni di onorata carriera, si è regalata un’ antologia, “Nel Vuoto Per Mano”, contenente un inedito, “Il Vento”, dal sound acustico e drammatico, e tredici successi disposti seguendo il filo rosso del dj. E nel tour 2008 i Subsonica ci catapultano in esplosioni di socialità, in uno show sperimentale, agendo contemporaneamente sul piano acustico e su quello visivo.

Tappa napoletana, ancora un sold-out. Siamo alla neonata Casa della Musica, una sorta di tendone da circo, solo molto più piccolo; dentro, prima ancora del concerto, si crea un microclima assurdo: il surriscaldamento emozionale dei corpi, diciamo così, fa salire un’ umidità che arriva alla condensa.

Ore 21.45: Samuel, Boosta, Ninja, Max e Vicio salgono sul palco a tradimento, al buio, quasi come se non volessero essere notati. Poi la musica cresce e con essa anche le luci, veloci come saette. Significativo l’attacco con “Piombo”, dedicata a Roberto Saviano: in terra di camorra suona come una provocazione a reagire. Si continua con “Veleno”, e si già si scatena il finimondo. “L’errore”, “Colpo Di Pistola” e “Liberi Tutti” fanno ballare, e i corpi si lanciano come ossessi in mezzo agli altri. L’acustica non è delle migliori ma la voce di un Samuel scatenato, riesce a farsi largo tra gli amplificatori. Ed è sempre uno spettacolo nello spettacolo vedere Boosta ballare con la sua tastiera bionica e raggiungere angolazioni vertiginose.

Il concerto è diviso in due parti: la prima creata intorno ai grandi successi mischiati ai brani dell’ultimo album di inediti “L’Eclissi”, e la seconda modulata invece sul formato dance; una performance che ha riscosso successo in estate al Privilege di Ibiza e di recente nei sold out al Forum di Londra e al VK di Bruxelles. La scenografia è rigorosa, molto minimal, incentrata sul contrasto tra bianco (le luci) e nero (il buio in sala). Un grande faro di luce pallida arriva dal basso e ad intermittenza illumina la band da dietro, avvolgendola in un’aura quasi mistica.

Finisce la prima parte: rimangono solo queste luci diafane che accecano. In sottofondo, i suoni della cosiddetta “droga acustica” chiamata I-Doser, rielaborazione dell’idea di ambient music coniata 30 anni fa da Brian Eno: pulsazoni decrescenti che sembrano quelle di un cuore cibernetico, e vanno da quello che potremmo definire come un post-moderno fortissimo fino ad un adagio. Trovata speculare a quella che ha preceduto il concerto. Quando il cuore cibernetico sembra ormai essersi fermato, ecco che i Subsonica, ora in maglia bianca, tornano sul palco fendendo le lame di luce – non vorremmo essere blasfemi, ma sembrano proprio quei personaggi dei film, quando fanno le loro apparizioni dal Paradiso!

Se si potesse misurare l’emozione contenuta in un metro quadrato di aria, il pubblico della Casa della Musica – un po’ per il calore asfissiante, un po’ per l’entusiasmo – avrebbe raggiunto picchi altissimi. Ma la doccia fredda arriva quando fuori si mette a diluviare: piove anche dentro, sul palco e sul pubblico. Non è proprio una bella figura con i Subsonica. Agli organizzatori va un appunto che è più di un semplice appello: non è possibile ospitare un concerto dove non esiste la garanzia che il tetto, in caso di pioggia, non sia impermeabile, con il rischio di un corto circuito. È stato peraltro spiacevole ascoltare Samuel, gentile e quasi timido nel rivolgersi al pubblico, annunciare che “Nuova ossessione” era l’ultimo pezzo perché “qui piove sul palco”

Risultato: concerto finito un po’ prima, ma non prima di aver concesso il bis: “Tutti I Miei Sbagli”. I Subsonica non deludono mai.

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