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Microcosmo Italia tra xenofobia ed integrazione

Tratto dall’omonimo romanzo di Amara Lakhous e realizzato dal team produttivo e creativo di “Notturno Bus”, “Scontro Di Civiltà Per Un Ascensore A Piazza Vittorio” si affaccia nei cinema italiani venerdì 14 maggio distribuito in una manciata di copie dalla Bolero Film. Alla conferenza stampa abbiamo incontrato la regista esordiente Isotta Toso e il suo interessante e multietnico cast: Kasia Smutniak, Serra Yilmaz, Ahmed Hafiene, Roberto Citran, Milena Vukotic, Marco Rossetti, Francesco Pannofino, Luigi Diberti.

Per chi non ha letto il libro potrebbe in breve spiegarci la particolarissima struttura narrativa ideata dall’autore?
Toso: Nel libro non esiste una trama vera e propria. La storia è costruita su un antefatto che riguarda la morte del Gladiatore e sulle deposizioni dei condomini che raccontano ognuno la propria versione dei fatti. Da queste deposizioni, che in realtà sono un pretesto per esprimere idee e pregiudizi sugli altri inquilini, emerge uno scontro di civiltà non solo tra italiani e stranieri che gravitano intorno al condominio, ma anche tra italiani stessi. A fare da controcanto continuo c’è l’autore del libro, che si esprime attraverso il personaggio di Amedeo, il principale indiziato dell’omicidio.

Quali sono stati i maggiori cambiamenti rispetto al romanzo?
Toso: Non era possibile trasferire alla lettera la struttura del romanzo sullo schermo. Abbiamo così ampliato ed inventato nuovi rapporti tra i personaggi e costruito una struttura cinematografica che portasse avanti la storia. Un cambiamento sostanziale riguarda il personaggio interpretato da Serra Yilmaz. Nel libro è un fuoriuscito iraniano, mentre ne abbiamo fatto un personaggio femminile, scrivendo la sceneggiatura pensando proprio alla Yilmaz.

Quali sono state le reazioni dell’autore del libro alla visione del film?
Toso: Si è complimentato dicendo che il film è un bel tradimento, una personale re- interpretazione del libro. Un incontro felice tra letteratura e cinema.

Cosa pensa della xenofobia crescente in Italia?
Toso: Non credo ci sia in atto una questione xenofoba particolarmente virulenta. Mi sembra piuttosto che stiano venendo al pettine i nodi di una mancata riflessione sul problema. Storicamente l’italiano medio si nasconde dietro un lasciar vivere che non aiuta a progredire e non avvicina ad altre realtà differenti dalla propria. Credo piuttosto che sia molto diffusa una forma di ostilità interpersonale che si riflette nei rapporti umani in generale. Una chiusura pazzesca verso l’altro da sé a prescindere dalla razza.

Una domanda per gli interpreti stranieri: cosa ne pensate di questo scontro fra etnie rappresentato dal film e come vivete il problema dell’integrazione nel nostro paese?
Yilmaz: La percezione che si ha degli altri è sempre condizionata dalla classe sociale, prima che dalla provenienza geografica. L’approccio che un italiano ha verso di me sarebbe molto diverso se fossi un’immigrata che lavora ai mercati generali. La maniera in cui la gente viene trattata è sempre un fatto di classe. La diversità fa molta paura e questa paura oggi ha come risultato xenofobia e razzismo sempre più diffusi. Sono fiera di aver fatto un film come questo, che fa vedere quanto la diversità sia in realtà una ricchezza e non qualcosa da temere.

Smutniak: Vivo in Italia da dieci anni ed ho trovato qui la mia fortuna. Non penso che l’Italia sia un paese razzista. Credo piuttosto che la questione sia sollevata e strumentalizzata dai giornali e dai politici quando fa più comodo a loro. Di sicuro stiamo passando un momento storico che Francia e Germania hanno vissuto anni fa. Non dobbiamo lasciare che decidano tutto i politici. Sta anche a noi e a voi imparare a convivere civilmente nel rispetto per tutte le culture e le religioni. Questa è la sola via d’uscita.

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Hafiene: L’integrazione è una dinamica fisica complessa. Per esprimere questo concetto preferisco usare il verbo sciogliersi, che dà più un senso mistico di amore. Senza il dialogo questo non è possibile: solo con il dialogo il centrismo si abolisce spontaneamente. Questo film esprime un’immagine molto positiva, umana e profonda degli extracomunitari e, così facendo, porta avanti questa necessità di dialogo.

Kasia Smutniak, cosa ti ha colpito di più del tuo personaggio?
Smutniak: Attraverso il mio personaggio il film racconta uno scontro all’interno di una coppia di trentenni che non riesce a prendere delle decisioni. Giulia e Marco non fanno passi avanti e nemmeno indietro, stanno insieme da tanto tempo ma non riescono a lasciarsi. Vivono in un limbo che ben fotografa la generazione attuale dei trentenni, abbastanza noiosi.

Roberto Citran, come si inserisce il suo personaggio in questa comunità di condomini?
Citran: Il professore appartiene sì al mondo del nord, ma questa provenienza non ne fa un razzista a priori. Se da una parte evidenzia le distanze, dall’altra cerca nella collettività un modo per stare insieme. È un uomo rigoroso ma aperto all’incontro e al dialogo.

Signora Vukotic, cosa ci dice della terribile signora Fabiani?
Vukotic: Mi sono concentrata sul senso del personaggio. Nel suo razzismo, nella sua negatività nei confronti non solo degli stranieri ma dell’umanità in generale, la signora Fabiani esprime la sua solitudine e la sua incapacità di trovare una possibilità di incontro con il prossimo.

Il personaggio del Gladiatore accende la miccia dello scontro di civiltà…
Rossetti: È il cuore selvaggio del film, l’unico che ha il coraggio di dire veramente quello che pensa anche se i suoi modi sono completamente sbagliati. Nella sua scoperta aggressività credo che faccia molta tenerezza.

Diberti: “Scontro Di Civiltà” è un film utile per capire dove andiamo e che percorso stiamo facendo. Lo scontro non avviene soltanto fra etnie differenti ma anche all’interno dei gruppi familiari. Il personaggio del padre era fondamentale per porre le basi del conflitto che si sviluppa tra i due fratelli, Marco e Lorenzo, detto il Gladiatore.

Yilmaz: Vorrei aggiungere un aneddoto. Un giorno una signora anziana mi ha fermato per la strada dicendomi che mi aveva visto in alcuni film e mi ha chiesto: “Ma lei non è italiana, vero?”. Io le ho risposto che sono turca e lei: “E vabbé, anch’io sono siciliana”.

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