Home > Recensioni > Middle Class Rut: No Name No Color

Rompere la routine

A sentire “New Low” ve li immaginereste a bordo di un trattore a tirar giù siepi, radere al suolo campi di grano o inseguire fattori sudisti, magari anche con aria annoiata. Eppure, Zack Lopez (voce, chitarra) e Sean Stockham (batteria, cori) sprizzano energia da ogni poro ed il loro primo album in studio ne è la prova tangibile.

I dodici brani sono una trama di rock alternativo che sconfina nell’hard & heavy, dove la voce si fa graffiante e roca. Le ritmiche, corpose e movimentate, sostengono i riff sprezzanti di chitarra elettrica, la quale si insinua nelle liriche impregnate di disillusione ed acredine.
Il clima di Sacramento, California, si sente da ogni parte, ma in modo antitetico a chi ne loda le bellezze e le persone.

Il bello di “No Name No Color” è il fatto che le canzoni evolvono man mano che vengono eseguite, senza ripetersi sempre uguali all’interno di sé stesse.
Nonostante si trovi all’esordio, il duo statunitense pare avere le idee molto chiare e, in particolare, di impugnare già una bella bozza di maturità artistica.

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Contro

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