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Miglio, la nuova voce rock italiana di cui avevamo assolutamente bisogno [INTERVISTA]

La musica italiana può finalmente godere di una nuova voce a tinte rock. Si chiama Miglio (al secolo Alessia Zappamiglio), viene da Brescia (ma è cresciuta artisticamente a Bologna) e da appena due mesi è entrata nel roster torinese INRI. Il suo primo pezzo, “Gli uomini elettronici“, è di una bellezza folgorante; tramite un sound ricercato e una straordinaria capacità comunicativa, l’artista nel brano racconta le condizioni di alienazione di un individuo imprigionato nella velocissima realtà digitale, in cui vive nella solitudine più nera, alla ricerca delle vere connessioni, quelle reali. Inoltre, mercoledì 5 dicembre, l’artista ha pubblicato nelle sue pagine social un altro pezzone, “Il bar sui binari“, suonata per il celebre canale Sofar Sounds.

Abbiamo sentito telefonicamente Miglio durante una delle sue sessioni in saletta in vista del suo primo concerto con band, previsto per venerdì 7 dicembre al Belleville Rendezvous di Paratico (Brescia), facendoci raccontare qualcosa in più su “Gli uomini elettronici” e sul suo percorso artistico.

Ciao Alessia, il tuo singolo di lancio “Gli uomini elettronici” ci ha fatto letteralmente perdere la testa. Raccontaci com’è nato!

Il brano l’ho scritto nel 2017, un annetto e mezzo fa circa, è molto diretto ma non vuole promuovere una critica, in quanto attraverso le parole voglio semplicemente portare un mio punto di vista. Alla fine è un pezzo che parla di solitudine, nel senso che porta la visione che può avere un individuo nella società contemporanea che può sentirsi a suo modo alienato dalla velocità ultrapotente della società superconnessa, attaccata ai like. Il pezzo nasce anche da alcune mie letture. Nello specifico “Nello sciame” di Byung-Chul Han, sociologo e filosofo sudcoreano, mi ha molto suggestionato; mentre lo leggevo contemporaneamente ho analizzato ciò che mi stava attorno e ho percepito questa forma di solitudine, che può essere mia o quella di molti altri ma che, ripeto, non vuole essere una critica ma solo un punto di vista che può non essere totalmente negativo. Io ho analizzato la parte più oscura, quella che percepisco e in cui gli altri ci si possono ritrovare, poi è ovviamente soggettivo.

Quello che davvero mi ha colpito del brano è il sound a tinte scure in cui sottolinei perfettamente il clima di scontro o di guerra. Oramai sul web davvero chiunque può dire qualsiasi cosa senza un minimo di controllo, poi magari gli algoritmi censurano le opere d’arte, è assurdo…

Non c’è più filtro. Sembra che tutti siano leggittimati sulla rete a dire tutto ciò che si vuole. Per questo parlo di “guerra digitale”, lo shitstorm che cito nel pezzo può anche essere, oltre il fenomeno prettamente tecnico, anche la tempesta di commenti negativi che vedi sotto i profili o le persone che si insultano a vicenda senza pietà; quella resta comunque una guerra digitale, una shitstorm, una tempesta di merda, un insultare e attaccarsi senza limite. Io con i social ho poi un rapporto particolare, ho riattivato  facebook per lavoro, ho cominciato a utilizzare determinati canali tra cui Instagram e mi sono resa conto che ci sono tanti lati oscuri assolutamente preoccupante da questo punto di vista.

Prima dicevi che hai scritto il pezzo nel 2017. Hai pensato subito a “Gli uomini elettronici” come brano di lancio quando hai avuto contatti con INRI oppure c’è stata una scrematura?

Avevo già diversi brani pronti, tuttavia già da prima di entrare in contatto con gli addetti ai lavori puntavo su “Gli uomini elettronici” perché lo facevo chitarra e voce ovunque in quanto brano che sento davvero tantissimo. Poi in fase di produzione il tutto è diventato ancora più bello grazie alla collaborazione con due persone straordinarie, Davide Pavanello e Marco Benz Gentile, che hanno captato le atmosfere a cui facevi riferimento tu prima,  hanno vestito il brano e capito perfettamente il mio mondo. Io ho proposto anche altri pezzi ma comunque puntavo sugli “Uomini”, alla fine senza dire nulla, è stato scelto anche dal mio staff; è stata quindi una cosa condivisa.

Immagino dunque che il nuovo album sia elaborazione…

Assolutamente si, l’album è in fase di lavorazione; abbiamo già una tabella di marcia e stiamo puntando su altri singoli già selezionati. Nel 2019 vedremo se pubblicare un album o di un EP, non sappiamo ancora precisamente.

Mi incuriosiscono molte le tue influenze, soprattutto perché credo che finalmente il panorama italiano abbia trovato nuovamente quelle sfumature Rock che nel corso negli anni si sono incredibilmente perse. Cosa ascolti? Da chi prendi ispirazione?

Grazie mille. Nel mio panorama le influenze sono paradossalmente più maschili, salvo alcune eccezioni come Carmen Consoli, Nada, Turci e Rei. Per quanto riguarda la scrittura, io sono cresciuta con cantautori italiani come Rino Gaetano,Piero Ciampi, Ivano Fossati Fossati, ho davvero consumato tutti i loro dischi nel corso del tempo. Pian piano poi sentivo che mancava qualcosa e che avevo bisogno di ascoltare anche altro. A 18-19 anni circa mi sono quindi avvicinata ad altre sonorità e ho scoperto Jeff Buckley, Nick Drake, Nirvana trovando quelle dissonanze che cercavo in quanto volevo una spinta che mi aiutasse a uscire dalla forma canzone italiana che amo comunque tantissimo.

Parlando di live, due settimane fa hai fatto il tuo esordio in occasione della Milano Music week. Com’è andata?

Si abbiamo fatto un piccolo showcase in una dimensione molto intima. È andata molto bene ho suonato quattro pezzi chitarra e voce e ho incontrato anche altri ragazzi dell’etichetta che ancora non conoscevo.

Venerdì 7 dicembre invece ci sarà una prima importante data al Belleville Rendezvous di Paraticoo (Brescia). Sei pronta?

Esatto, infatti stiamo provando da più di un mese. Sarà un live di presentazione e ci esibiremo un club che ha una programmazione importante, pensa che il giorno dopo di noi suona Pierpaolo Capovilla con i One Dimensional Man. Per me sarà la prima volta assoluta con una band. Ho fatto tanto gavetta chitarra e voce o in trio ma mai in formazione completa. Suoneremo 9 pezzi con un intermezzo acustico, condividerò il palco con tutti ragazzi giovani di Brescia, la mia città, e non vediamo l’ora.

 

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