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Migliorare con Fassbender

In foto: ricercatezza visiva e Jennifer Lawrence

“X-men: L’Inizio”, arriva dopo un film molto bello (“X-Men”), un film abbastanza bello (“X-Men 2″), un film che, dopo averlo visto al cinema, ho voluto rivedere in screener per poter dire «almeno adesso ha qualche giustificazione al suo essere orrendo» (“X-Men: Conflitto Finale”), e un film con Will.i.am (“X-Men Le Origini: Wolverine”). In quest’ottica, la Fox ha dato a Matthew Vaughn le chiavi del regno e gli ha detto «To’, peggio di così tanto non puoi fare». Del resto, Vaughn è un regista che ha sempre creato aspettative maggiori di quanto poi sia riuscito a realizzare (ovvero, ad esempio, “Kick-Ass” e “Stardust”).
Invece “X-Men: L’Inizio” è un film ottimo. Quanto ottimo? Ottimo che a Los Angeles lo pubblicizzavano così:


La foto è di Erin Nichols


In foto: i protagonisti di “X-men: l’inizio” osservano il cielo della California.

La sintesi della trama è stata fatta ottimamente, in sala, da un padre di famiglia che cercava di anticipare qualcosa del film alla moglie: È quando Magneto e Xavier erano ancora amici.
Il film rispetta tutti i crismi del genere, si avvale del concetto «tutti i bei film cominciano con l’Olocausto», di una serie di pianisequenza-matti-ma-non-troppo, e di quei movimenti di macchina prestrutturati che ti fanno capire che stai vedendo un film ad alto budget con i supereroi che non è stato realizzato da un cretino (Jon Favreau, asciugati pure quel sudore dalla fronte, non sto guardando te).
Ah, e ancora prima c’è il cast. Un cast che, scorporato dall’insieme, apparirebbe fuori luogo. Anche perché, parliamone, Ian McKellen e Patrick Stewart. E invece, le psicologie dei personaggi sono tratteggiate in maniera certosina, Kevin Bacon è da sempre un ottimo cattivo, James MacAvoy è straordinariamente riuscito nella posa del concentrato e, in ogni caso, nessun film che includa MICHAEL FASSBENDER può essere considerato fallimentare. Fassbender sembra Valerio Mastandrea, e non importa sia un cattivo attore quando fa la faccia dello sforzo, non appena compare sullo schermo, uno (e parlo di maschi e femmine) dice Basta, sono convinto. Guardare un film con Fassbender e aspettarsi integrità è sacrosanto ed equivale a guardare un film con Morgan Freeman e aspettarsi Placida Saggezza dettata dall’Età Avanzata.
Che altro? “X-Men: L’Inizio” sfiora teneramente il sottotesto politico (guerra fredda/baie dei Porci/filmati di repertorio), e comprende almeno due fenomenali sequenze d’azione – una delle quali giocata per terra, aria e acqua – e un sottomarino in volo.
Tutto procede bene, da manuale, senza slanci, fatta eccezione per alcune scene svolte come se fossimo tutti scemi e stessimo guardando “Misfits” (v. le prime riunioni tra mutanti), e per quei momenti sbrigativi da sudore freddo in cui i personaggi nominano le cose nemmeno fossero Adamo, in dialoghi imbarazzanti simili a:

«Non siamo dei g-men, abbiamo bisogno di un nuovo nome»
«No, non siete dei g-men… siete degli X-MEN»

Che è un po’ come dire:

«Allora, Robespierre, questa cosa come la chiamiamo»
«Io una mezza idea ce l’avrei»

Una curiosità buffa: guardate il colore di capelli di Bestia segnalato dalla pagina Wikipedia di Bestia.

Senza che ci si spinga troppo in là nei paragoni, le lungaggini del film – con tutti i loro difetti – danno comunque l’impressione di essere molto più vicine a quelle dei Batman di Nolan che all’ultima roba che abbiamo visto nei film degli X-men. Buon segno.

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