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  • Mike Oldfield: Tubular Beats

    Mike Oldfield

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Tubular balls

Vi ricordate “L’esorcista”? Che film, ragazzi. Lo vidi per la prima volta all’età di undici anni, in compagnia di mia cugina e del suo fidanzatino britannico. Un cacamento sotto epico, ma ne valse la pena.

Non si può dire altrettanto di “Tubular Beats”, album in cui Oldfield (un genio, di per sé) spinge a manetta sul tasto “elettronica, dance, trance e remix a tuono”, distorcendo i suoi capolavori passati. Come se non bastasse, si aggiungono pure il pop melodico e la new age, con la comparsa dell’illustre ospite Tarja Turunen in “Never Too Far”.
Nel complesso darsi una martellata sulle gonadi è niente.

Caro Mike, cosa ti è successo? Ci piacevi tanto prima di premere play e far partire questo disco, deve esserci una ragione valida perché tu ci voglia incazzatini per il danno che ti sei inflitto. Da solo, proprio.
Va bene, York ha collaborato, però ecco, la prossima volta che ti viene in mente di fare un tale scempio avvisaci, così non ci proviamo nemmeno ad ascoltarlo.

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Contro

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