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  • Mike Tramp: More To Life Than This

    Mike Tramp

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L’ex White Lion torna a ruggire

Non vorrei parlare troppo presto, ma questo splendido disco d’esordio dei Mecca rischia di diventare il disco AOR dell’anno! Senza mezzi termini, ci troviamo di fronte ad un album che trasuda classe da ogni solco, un concentrato di melodie devastanti che riesce a riassumere, nel breve volgere delle 10 tracce di cui si compone, tutto quanto di meglio l’AOR ha saputo esprimere negli ultimi due decenni. Ma andiamo con ordine. La band, innanzi tutto. Si tratta della cosa più vicina ad un supergruppo che mi sia capitato di vedere ultimamente: a contendersi le parti vocali troviamo, infatti, Joe Vana, la “mente” dei Mecca che abbiamo avuto modo di conoscere grazie ai World Stage di Jim Peterik, ed il mitico Fergie Frederiksen, già vocalist di Trillion e Toto ma anche apprezzato artista solista. Al basso troviamo David Hungate, uno dei membri fondatori dei Toto, mentre alle tastiere ed alla chitarra abbiamo, rispettivamente, Mike Aquino e Jimmy Nichols, anche essi provenienti dall’esperienza con i World Stage. A completare la line-up, lo sconosciuto ma dotatissimo drummer Shannon Forrest. In realtà sarebbe il caso di includere nella formazione anche lo stesso Peterik, che pur non essendo ufficialmente parte del gruppo, ne è in realtà il mentore, il produttore e, importantissimo, il coautore di tutti i brani. Già, i brani: dieci ne sono stati inclusi su questo spettacolare album e, credetemi, ho fatto fatica a trovarne uno non dico brutto (tanto non c’è…), ma almeno inferiore agli altri. Lo avrete capito, stiamo parlando di un disco di qualità superiore, uno di quegli album destinati ad entrare nella storia del genere: nel corso dell’ultimo decennio abbiamo visto uscire tanti, forse troppi dischi – ce ne sono stati di molto belli, di mediocri, di decisamente brutti. Ma, onestamente, quanti veri capolavori abbiamo trovato tra essi? Credo che per tenere il conto le dita di una sola mano siano non solo sufficienti, ma addirittura sovrabbondanti. Tanto per mettere le cose in prospettiva, ritengo che “Mecca” debba essere annoverato come uno di quei (pochi) capolavori. La classe trasfusa in questi dieci brani è incommensurabile, il song-writing letteralmente stellare, l’esecuzione priva d’imperfezioni. E, una volta tanto, anche la produzione risulta all’altezza, grazie all’ottimo lavoro svolto da Peterik. Musicalmente parlando, l’album vive di sonorità quintessenzialmente AOR, con frequenti richiami a tutti i classici del genere, dai Toto ai Journey passando per i Survivor. Il tutto proposto tramite suoni moderni, dove l’aggettivo “moderno” va, a scanso di equivoci, tradotto come “al passo con i tempi” e non come “alternativo”, visto l’uso spesso improprio che si fa di quel termine. Musicalmente le tracce si dividono in due macrocategorie: nella prima troviamo i brani più melodici e rilassati, in cui le parti vocali sono curate da Joe Vana; nella seconda troviamo invece i brani più veloci e dinamici del lotto, affidati alla grande, grande voce di Frederiksen, qui in forma smagliante ed autore delle sue migliori interpretazioni dai tempi di “Isolation” dei Toto. E se per ogni regola c’è un’eccezione, su “Mecca” l’eccezione si intitola “Can’t Stop Love”, puro ed incompromissorio AOR in cui Vana e Frederiksen si dividono le parti vocali in un duetto letteralmente da brividi: autentico melodic rock heaven! Dovendo citare i titoli dei pezzi più rappresentativi, farei prima a citarvi la scaletta dell’album – ripeto, non se ne riesce a trovare uno brutto – comunque, dovendo assecondare solo ed esclusivamente il mio gusto personale, voterò per le melodie accelerate di “You Still Shock Me”, per le atmosfere nel più puro stile Survivor di “Without You”, per l’approccio quasi pomp della title-track e per la devastante “Wishing Well”. Da avere a tutti i costi.

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