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Milano Film Festival: Intervista a Askold Kurov, regista di Children 404

L’edizione 2014 del Milano Film Festival ha presentato nella sezione Colpe di Stato il documentario “Children 404” di Askold Kurov e Pavel Loparev (qui la nostra recensione).

Il film racconta la vita degli adolescenti LGBT nella Russia di oggi, dove una legge approvata nel 2013 proibisce “la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali tra le giovani generazioni”.

Children 404, da cui il film prende il titolo, è il nome di una piattaforma online creata dalla giovane giornalista Elena (Lena) Klimova come forma di supporto verso questi ragazzi la cui identità viene costantemente negata e violata.

Ci parla del documentario uno degli autori, Askold Kurov, presente al festival milanese.

Come abbiamo già avuto modo di notare in passato, il curriculum dei nuovi registi russi è spesso ricco di competenze che vanno oltre l’ambito cinematografico. Il quarantenne Kurov, nato in Uzbekistan, non fa eccezione: è stato allievo della scuola di cinema curata da Marina Razbezhkina (ed era tra l’altro uno degli autori del documentario collettivo visto al Torino Film Festival nel 2012 “Winter, Go Away!“, coordinato da Razbezhkina) ma ha studiato anche filologia, scienze teatrali e teologia, lavorando nel frattempo come package designer.

Come avete incontrato Elena Klimova, la fondatrice del progetto “Children 404″?
Quando abbiamo iniziato a progettare il film le nostre idee erano piuttosto vaghe, pensavamo semplicemente a un film sulla realtà LGBT in Russia. Così per qualche mese ci siamo messi alla ricerca di storie e personaggi. E proprio in quel periodo il gruppo Children 404 ha fatto la sua comparsa su Internet. Ci sembrava interessante ma non sapevamo se e come sarebbe stato possibile trarne un film. Poi abbiamo immaginato i ragazzi di Children 404 raccontare sullo schermo le proprie storie in maniera anonima: abbiamo scritto un’email a Lena Klimova e l’idea le è subito piaciuta.

Non saremmo mai stati in grado di girare questo film senza Lena Klimova: ha creduto in noi, si è fidata e ha deciso sostenere il nostro progetto. Lena ha mandato personalmente più di 700 email ai ragazzi allora iscritti a Children 404. Di questi, 78 hanno risposto e accettato di prendere parte al documentario.

“Children 404″ mette insieme tante storie diverse: come avete lavorare sulla struttura del film, soprattutto attraverso il montaggio?
Abbiamo trascorso più di un mese in corrispondenza con i nostri futuri protagonisti, registrando interviste al telefono o via skype da ogni parte della Russia. Dei 78 ragazzi che avevano aderito inizialmente, non tutti sono rimasti con noi: alcuni hanno cambiato idea, altri si sono spaventati, qualcuno è stato scoperto dai genitori o non è riuscito a trovare uno spazio davvero privato per discutere con noi di argomenti così intimi. Alla fine siamo riusciti ad avere 45 interviste.

Fin dall’inizio abbiamo stabilito che tutte le testimonianze sarebbero state anonime. Per molti ragazzi era fondamentale, una questione di sicurezza. Non tutti però hanno coperto il proprio volto nei video, e anzi uno di loro avrebbe proprio voluto lasciarlo visibile e riconoscibile. Ci siamo trovati così con più di cento ore di materiale. Le abbiamo guardate, ascoltate e trascritte. E abbiamo cercato di trarne tre linee narrative: le storie comuni dei tanti adolescenti che imparano a riconoscere e ad accettare il proprio orientamento sessuale, la storia di Lena Klimova e la storia di Pasha, il ragazzo che sta per lasciare la Russia.

Costruire la struttura del film è stato un lavoro complesso e siamo stati fortunati ad avere al nostro fianco Lena Rem, una bravissima montatrice tedesca. Il suo contributo è stato fondamentale.

Vieni dalla scuola di documentario di Marina Razbezhkina: che tipo di esperienza è stata? E cosa pensi in generale delle scuole di cinema?
L’incontro con Marina Razbezhkina è stato uno dei più importanti della mia vita. Ho imparato che non si tratta solo di girare dei film, di semplice filmmaking. Il filmmaking deve essere un modo per stabilire relazioni con la realtà («the way of making relations to reality», dice Kurov, ndr.). E questo modo di vedere le cose mi ha cambiato la vita. Ogni film diventa così uno strumento attraverso il quale comprendere aspetti importanti della realtà che mi toccano in quel particolare momento. Spero che studiare nelle scuole di cinema, in tutto il mondo, sia bello ed emozionante tanto quanto lo è stato per me e i miei compagni di corso.

“Children 404″ è stato visto anche da spettatori russi? Le reazioni di fronte al film cambiano da paese a paese?
In Russia il film è disponibile su YouTube. E due festival, ad Ivanovo e a Vladivostok, lo hanno inserito nei loro programmi. In genere la risposta del pubblico è stata positiva anche se non sono mancati dei momenti difficili durante gli incontri e i dibattiti che seguono le proiezioni. “Children 404″ è stato presentato in anteprima mondiale all’Hot Docs Film Festival di Toronto e successivamente in chiusura dell’Open City Docs Festival a Londra. In autunno girerà diversi altri festival europei e avrà una ditribuzione cinematografica limitata anche negli Stati Uniti. Gli spettatori escono spesso commossi dalla visione del film: a Toronto hanno addirittura dedicato al nostro Pasha una standing ovation.

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