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Mindcrime At The Alcatraz

14 settembre 1991: i Queensryche portano in Italia, precisamente a Modena, il loro Building Empires Tour con tanto di riproposizione integrale di “Operation: Mindcrime”.
7 giugno 2008: il cerchio si chiude. Orfani ormai da 11 anni dell’apporto di Chris DeGarmo i ‘Ryche portano a Milano l’imponente show del dvd “Mindcrime At The Moore”, ovvero quasi più uno spettacolo teatrale che un vero concerto, in cui il gruppo suona per intero entrambi i capitoli della saga.

Nessun opening act ovviamente, così quando le luci si spengono è il filmato introduttivo di “I Remember Now” a far esplodere la numerosa folla accorsa per l’evento. La scenografia è quella del dvd, con tanto di piano rialzato, scale e scene ispirate ai vari momenti del concept. La band crea il sottofondo musicale senza strafare e restando al suo posto. I suoni non sono esattamente perfetti ma non precludono la performance dei vari strumenti, che lungo tutta la serata svolgono il loro compito in maniera pressoché perfetta, a parte qualche momento in cui Scott Rockenfield inciampa lievemente.

Ma lo spettacolo è altrove. Geoff Tate, classe 1959, dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, di essere uno dei migliori cantanti rock ad aver mai calcato un palco. Dalla sua entrata su “Revolution Calling” fino alla fine non ci saranno cali di sorta, se non per qualche problema passeggero al microfono, che comunque non interferisce più di tanto. È lui a tenere le redini del concerto/spettacolo, interpretando il personaggio di Nikki con un trasporto e una profondità assolutamente inarrivabili per chiunque altro. A vent’anni dall’uscita del disco, Mr.Tate si permette ancora di cantarlo mentre corre, si raggomitola per terra, si siede, interagisce con gli attori e viene addirittura legato con una camicia di forza durante “Eyes Of A Stranger”, per essere poi portato via in sedia a rotelle da due medici. Su “Spreading The Disease” fa la sua comparsa Sister Mary, aka Pamela Moore, che sarà ovviamente protagonista con Geoff del capolavoro “Suite Sister Mary”, accolta con un boato dal pubblico.

Perfetto? Quasi. Nella prima parte dello show è impossibile non notare come la mancanza di DeGarmo significhi molto per la resa dei pezzi. Oltretutto alcuni brani sono riarrangiati in modo da essere più adatti alla nuova versione teatrale e per questo perdono un po’ della potenza degli originali. Parliamo comunque di particolari che non hanno impedito a nessuno di cantare a squarciagola e godersi lo show.

Mezz’oretta di pausa e si riparte subito con “Freiheit Overture”, “Convict” e “I’m American”, con Geoff a salire sul palco da una pedana mobile con indosso una tuta da carcerato, che viene subito tolta per lasciar posto allo smoking che accompagnerà la prima metà del secondo atto. E ancora una volta è lui a reggere l’impianto del concerto con un’altra ora abbondante di classe, potenza e feeling mostruosi, senza mai un cedimento. Segnalare questo o quel brano è abbastanza inutile, visto il contesto in cui il concerto si svolge, da notare piuttosto come Mike Stone sia (ovviamente) molto più a suo agio sui brani del secondo atto e in generale la band funzioni meglio per tutta questa seconda parte.
Si giunge così al toccante finale di “All The Promises”, dopo due ore e mezza che sono sembrate tre minuti. Non paghi, i ‘Ryche si ripresentano sul palco per ben tre encore, tutti da “Empire”, ovvero “Jet City Woman”, “Empire” e lacrimuccia finale con “Silent Lucidity”.

Tirando le somme non si può che dire che si è trattato di un’esperienza unica e irripetibile, con tutti i pro e contro del caso: da una parte sicuramente il vuoto lasciato da Chris e una vaga rassegnatezza della band nel riarrangiare i pezzi del primo atto della saga, pur senza mai snaturarli e restando ben oltre i livelli di sufficienza. Dall’altra lo spettacolo indescrivibile di Geoff Tate, un frontman unico, un cantante probabilmente alieno che si mostra anche attore convincente, grazie anche ad una mimica facciale unica e personalissima.
Comunque la si voglia vedere, una tale esperienza va assolutamente vissuta almeno una volta. Non sorprende che siano ancora una volta loro a distinguersi dalla massa.

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