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Minimalismo romantico

Fuorviati malamente dalle indicazioni riportate sul sito del locale, raggiungiamo Mezzago a serata iniziata e ad esibizione di Andy Sears abbondantemente conclusa. Lo stesso Andy ci rincuorerà poco dopo, confermandoci che non abbiamo perso molto: causa concomitanza con una proiezione nella sovrastante sala cinema, infatti, il front-man dei Twelfth Night si è visto costretto a suonare con un’amplificazione sub-standard che ne ha compromesso sia l’umore che la performance.

Poco dopo le 22:00 tocca ai Pendragon prendere possesso del minuscolo stage del Bloom, talmente piccolo che il solo Clive Nolan, il tastierista dalla stazza non esattamente lillipuziana, riesce ad occuparne una buona metà. Trattandosi del tour in supporto al loro nuovo album, “Passion”, è proprio con la title-track che Nick Barrett e soci inaugurano uno show all’insegna del minimalismo romantico, che vede i veterani del neo-progressive inglese alternare ai pezzi del nuovo disco un’emozionante selezione di estratti dal proprio passato meno remoto, il che si traduce sostanzialmente in una totale assenza di qualsiasi riferimento al repertorio antecedente gli anni’90.

Le dimensioni dello stage, un impianto non esattamente all’altezza e la pessima acustica non sono stati in grado di minare la confidenza e la professionalità dei Pendragon, che sul palco riescono sempre a dare il massimo, quasi alimentandosi con l’entusiasmo espresso dai (pochi, purtroppo) presenti. Barrett in particolare è uno di quei front-man che pur non potendo contare su di una vocalità superiore, sopperisce e conquista con la forza del cuore e delle emozioni, affindando alle struggenti note della sua chitarra quello che la sua voce riesce ad esprimere solo in parte. Inappuntabile come sempre il colossale (in tutti i sensi) Clive Nolan, le cui tastiere definiscono il suono dei ‘dragon tanto quanto la chitarra ed il cantato di Barrett.

In definitiva, pur con le limitazioni dettate da una venue decisamente poco adatta al rock-progressivo, abbiamo potuto assistere all’ennesima ottima performance di una piccola, grande band che senza tanti fronzoli riesce sempre ad emozionare e coinvolgere lo sparuto manipolo di aficionados che da oramai un trentennio ne segue le gesta.

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