Home > Interviste > Ministri: Abituarsi ai Marta Sui Tubi

Ministri: Abituarsi ai Marta Sui Tubi

In occasione del concerto del Primo Maggio a Roma riusciamo finalmente a beccare Autelitano e soci per fare due chiacchiere.
Poco dopo la loro esibizione in un clima da scampagnata con un “intruso” special guest leggete un po cosa ci hanno raccontato.

Nel vostro ultimo album “Per Un Passato Migliore” c’è l’impressione di un forte ritorno alle origini. Se così fosse, potreste spiegarci il motivo della vostra scelta?
Davide: Di fatto abbiamo cominciato molto presto a suonare, quindi quando abbiamo fatto il nostro debutto discografico ci son state molte decisioni da prendere e forse non eravamo nemmeno al 100% convinti di come potessero andare le cose subito dopo.
Quando entrano in scena grandi aspettative su di noi, soprattutto da un punto di vista discografico, si hanno tanti interlocutori e perciò questo è stato il punto di arrivo, sul quale in seguito si è costruita la genesi del nostro ultimo disco. Volevamo recuperare un po’ quel discorso fatto noi tre insieme, lasciando fuori quegli interlocutori per ritrovare una nuova consapevolezza di ciò che era stato il nostro esordio artistico.

In “Spingere” parlate della tendenza dell’uomo a superare i propri limiti. Siete dei tipi che cercano sempre di andare oltre?
Federico: Tutto sommato spingersi oltre ai limiti fa parte del rock’n’roll, questo è il punto su cui noi approcciamo la materia. In che senso? Nel senso che ci sono un sacco di momenti in cui potresti dire “Ok, mi va bene così” e invece no. E invece punti, spingi sempre più in là.

Ci sono degli episodi che vi riguardano in particolare?
Federico: Magari degli aneddoti ci sarebbero anche, ma…
Davide: In realtà il modello di rock star, se così si può dire, che ci è sempre piaciuto proprio per l’onestà intellettuale è quello che incarnano i Foo Fighters.
Quella sorta di maledizione del rock oramai per me è fuori luogo per come gira, prima di tutto in questo paese, poi anche per poter comunicare sinceramente alla gente. Noi abbiamo visto una cosa simile nel nostro stesso modo di porci nella musica, ecco. Il rock come divertimento, perché per noi è innanzitutto divertimento, uno sfogo che diventa genuino.

“Mille Settimane” è uno dei pezzi che ci sono piaciuti di più. Com’è venuto alla luce?
Federico: “Mille Settimane” esprime il fatto che il modello da working-class inglese della settimana, che appunto prevede la paga data settimanalmente, ormai è giunto anche qui. La percezione del tuo tempo, della tua vita, è davvero scandita in settimane. Lo vediamo sia sulla gente che su di noi. Quando ho scritto il pezzo avevo contato tutte le settimane in cui avevo vissuto e volevo esattamente usare quel numero di settimane, però non ci stava con la metrica, quindi è diventato mille settimane (che non ricordo quanto sia, ma non è un numero di anni tondo).
C’è evidentemente anche un riferimento leopardiano, in qualche modo.

Che significato riveste per voi?

Federico: Il significato è che hai un passato molto corto alle tue spalle e un futuro molto corto davanti, eppure hai un sacco di presente che ogni volta si azzera; è un modo di esistenza che ha dei lati negativi e altri positivi.
Davide: Non c’entra niente coi Marta Sui Tubi, assolutamente. Loro che si spingono oltre i loro limiti- dice con sarcasmo.
[Nel mentre dell’intervista c’è Mattia Boschi, infiltrato dei Marta Sui Tubi, come elemento di disturbo]

Vendere i dischi è difficile al giorno d’oggi, si cerca di ripiegare sui live. Voi cosa ne pensate?
Davide: In effetti per me è molto difficile ottenere una platea, ma se fai le cose bene (per esempio fai pagare poco il biglietto- anche Federico concorda) non si dovrebbero riscontrare grossi problemi. Bisogna sempre essere sinceri ed onesti con la gente che ti trovi davanti. Questo è un punto cruciale.

Qual è il vostro parere sulle condizioni attuali del lavoro in Italia?
[La domanda viene letta da Mattia dei Marta Sui Tubi] Davide: Intanto abbiamo un Marta Sui Tubi disturbante. Ora possiamo rispondere, forse.
La situazione del lavoro ai nostri giorni, soprattutto in Italia, è risaputo non sia delle migliori per i nostri coetanei. Diciamo che siamo anche gli ultimi a cui poter rivolgere questa domanda, perché abbiamo fatto diventare un lavoro qualcosa che in realtà è nato per altri motivi, una passione da inseguire, una specie di chimera.

Oggi siamo riusciti a far parte di questa situazione, al Primo Maggio, ma ci accorgiamo di tante cose che funzionano male, ma non solo dal punto di vista dei giovani, dei precari e via discorrendo; proprio anche nelle realtà fatte di immigrazione, di tanta gente quali i cinquantenni che perdono il lavoro e devono reinventarsi.
Il lavoro è un diritto, questo è un paese comunque fondato sul lavoro. Però di lavoro non ce n’è.
Purtroppo noi non abbiamo la formula per risolvere questo problema, noi possiamo soltanto darne una chiave di lettura.
[PAGEBREAK]
Quali sono i brani a cui vi sentite particolarmente legati?

Federico: Ovviamente ogni scarrafone è bello a mamma sua, però ci sono evidentemente brani quali “Abituarsi Alla Fine”, “Il Bel Canto”, che vogliono dire tanto. Il primo perché paradossalmente finendo ogni nostro concerto da un sacco di tempo è quasi un attivatore di meccanismi subliminali: sappiamo che sta per finire il concerto quando partono quelle note. Abbiamo un rapporto quasi fisiologico ormai con quel pezzo.
Davide: Quella canzone poi, che è un ossimoro perché “Abituarsi Alla Fine” rappresenta la conclusione dell’esibizione ma tutto sommato è il pezzo vissuto con più gioia sia da parte nostra sia dal pubblico, che in quel momento si raccoglie in un gioco che fa diventare il concerto non semplicemente una band che si esibisce, bensì una situazione in cui si crea un qualcosa che per noi è ciò che ci fa continuare su questa strada.

Per quanto riguarda gli artisti del panorama indipendente italiano, c’è qualcuno che ammirate?
Davide:
Beh, i Marta Sui Tubi, ma non essendo più emergenti, soprattutto dopo Sanremo [ammicca a Mattia]… Però direi Marta Sui Tubi, sicuramente.
Federico: Tra gli emergenti nel vero senso della parola vorrei collaborare con i Marta Sui Tubi…
Davide: … Motel Connection, che abbiamo qua dietro… Poi chi altro c’è in giro? Silvestri no… A posto, basta.

Le ultime due domande. Vi aspettavate di essere chiamati qui al Primo Maggio di Roma?
Federico:
Per quelli che c’erano in giro quest’anno se non chiamavano noi, chiamavano chessò… I Marta Sui Tubi, se proprio.
Mattia (Marta Sui Tubi): Se non chiamavano i Ministri….!
Davide: No, detto ciò diciamo che lo speravamo e ce lo aspettavamo. Quando è successo non abbiamo risposto certamente di no.

Cosa significa per voi il Primo Maggio e di solito come lo festeggiate?
Federico:
Significa che è finito aprile, ed è un grande punto questo. Di solito andavamo alla manifestazione di Milano, la May Day, e finivamo la giornata che eravamo davvero obliqui.
Davide: Diciamo che per i toni diventava molto pretestuoso e lì si superavano quei famosi limiti di cui parlavamo prima; però in maniera molto legale, ecco.
Federico: Adesso invece facciamo così tante interviste che non ci lasciate nemmeno bere!

“Allora andate a bere!” gli abbiamo risposto, e così è finito il nostro incontro.

Scroll To Top