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Voi andate avanti che noi torniamo indietro

Era dal 2010 che Autelitano e amici si facevano aspettare, e ora che hanno aperto la porta dello studio di registrazione per uscirne non ci sono storie: basta ai fregi e alla sperimentazione, è tempo di una palingenesi che riporti i tre alle proprie radici.

I Ministri così sbattono in faccia agli arabeschi di “Tempi Bui” e “Fuori” un muro di violenza costruttiva, cementificato al meglio per evitare che qualsiasi spiraglio di ricercatezza o ridondanza sonora lo trafigga.
L’energia si tramuta in completa sinergia da cui nessuno ha scampo: il precariato (“Comunque”), la società civile e non (“Le Nostre Condizioni”), i rapporti umani (“Stare Dove Sono”), l’amore (“Mille Settimane”).

Il trio non intende fare alcun tipo di negoziazione, prendere o lasciare.

Un album il cui incipit parte con una linea di basso grezza e tratta di un animale del Pliocene non può che essere un album valido a tutti gli effetti.
Testi diretti, aspri, personificati dalla voce di Autelitano (una delle migliori sulla scena rock italiana, senza dubbio alcuno) colpiscono nei punti vitali di chi ascolta, incitando a girare la monopolina del volume quanto più a destra possibile.
Certo, i Ministri con questo LP non aprono le proprie teste alla novità, ma probabilmente non gliene importa una sega. E a noi sta benissimo.

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