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Mix Festival 2009: Le tante contraddizioni di un festival prezioso

Si è concluso con uno show di Loretta Goggi il Mix Festival 2009 di cinema gay e lesbico, svoltosi a Milano, presso il Teatro Strehler, dal 4 all’11 giugno. Come a dire: se non c’è una punta di trash – senza nulla togliere al trash! – non andiamo a casa felici e contenti.
Più di altre rassegne cinematografiche, il Mix Festival è stato palco di forti contraddizioni. Dopotutto, non può essere altrimenti quando, più che l’aspetto cinematografico – ha poi senso dire cinema gay? –, una manifestazione punta i fari su qualcosa di estremamente più fondamentale: i sacrosanti diritti civili delle coppie omosessuali, le discriminazioni ancora in atto nella nostra società, lo stigma e il pregiudizio che continuano a colpire l’unione di due persone dello stesso sesso.

Cominciamo dal contesto, con il piazzale dello Strehler di Milano trasformato in locale all’aperto con tanto di musica, cocktail e sedie. Tanto che sorge la domanda: la gente viene per i film e i dibattiti o soltanto per abbordare? A ognuno la libera scelta, evidentemente.
E continuiamo con la proposta cinematografica, che è poi l’aspetto, in fondo, più interessante. Di fronte a proposte di estremo spessore artistico, come “Rage” di Sally Potter, o di grande sensibilità civile, come il documentario “Due Volte Genitori” di Claudio Cipelletti, ecco comparire succhi concentrati di cliché – ed è il caso di “Antarctica” di Yair Hochner – o sceneggiati televisivi di neanche dubbia qualità come “Affinity” di Tim Fywell. Stesso discorso per i corti, molti dei quali rasenti il livello della pornografia, reale o artistica che sia.

Contraddittorio dunque, questo Mix Festival. Ed è con una certa amarezza che il cinefilo doc ascolta i brontolii e le ingiustificate risatine – tutto deve necessariamente essere gaio o disimpegnato a questo mondo? – durante l’agghiacciante e geniale, seppure sicuramente lento e noioso, “Rage”. Poco l’entusiasmo in sala anche per altre pellicole davvero degne di nota come “Donne-Moi La Main” o “Sagan”. Rincuora però partecipare alla gioia collettiva per la proiezione del documentario di Cipelletti, durante la quale, per la prima volta, hanno preso parte al festival anche numerosi genitori di persone omosessuali.

Più che un festival cinematografico, è un festival punto e basta. E lo si prenda per com’è, tra punte di pura arte cinematografica, momenti totalmente spensierati e altri in cui far riemergere il dolore dell’emarginazione e dell’incomprensione. Giusto ricordare che la vita, in fondo, è così. Specialmente la vita degli omosessuali in una società ancora fondamentalmente omofoba come lo è quella italiana. E non ci si può che augurare che, sconvolgimenti politici a parte nella Provincia di Milano, questa manifestazione possa avere lunga vita e – fatto ancora più importante – tutta l’attenzione che merita.

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