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  • Modena City Ramblers: Mani come rami, ai piedi radici

    Modena City Records / Believe

    Data di uscita: 10-03-2017

    Loudvision:
    Lettori:

Per onestà intellettuale premetto che non sono mai stato un fan dei Modena City Ramblers. Dire che li conosco poco è alquanto un eufemismo; dire che non li conosco affatto è ahimè la verità. Ecco, chiarito questo punto, mi approccio al loro nuovo disco, “Mani come rami, ai piedi radici” (in uscita il 10 marzo) con un misto di curiosità e col senso di colpa per non averli mai ascoltati prima. Per questa ragione intendo considerarlo come autonomo e fine a se stesso e non legato agli altri diciassette che lo precedono. Non parlerò di evoluzioni di stile e non mugugnerò un “uhm, carino ma siamo lontani dai fasti del passato”. Affatto.

Ciò che ho appena scritto serve ad introdurre quanto sto per dire adesso: il disco mi è piaciuto. Per tante ragioni, aggiungerei. Certo, un punk-folk così contaminato da altri stili musicali non è il mio genere e mai lo sarà (credo). Ma, cercando di estrapolare una considerazione il più possibile oggettiva (anche se di oggettivo non c’è niente in una recensione) da quelli che sono i miei gusti, ribadisco ancora, scevro da qualsivoglia formalismo: che bomba, ragazzi!

Arrangiamenti, testi, tematiche trattate, collaborazioni (i Calexico in “My Ghost Town”), varietà strumentale, lingue (spagnolo, inglese, italiano). Questo disco è un’esplosione sonora dove dei musicisti che sanno il fatto proprio mettono sul piatto tredici pezzi che ti travolgono con una forza espressiva davvero dirompente.

Non voglio soffermarmi sui dettagli, quasi sicuramente direi qualcosa di improprio. Ma, a prescindere dalle opinioni dei puristi o dei fan della vecchia data, per me “Mani come rami, ai piedi radici” è promosso a pieni voti. Chapeau.

Pro

Contro

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