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Modern Divas: Il cuore di Susan Sarandon

Ospite d’onore al Giffoni Film Festival per ritirare il Premio Truffaut alla carriera, Susan Sarandon ha reso nota alla stampa italiana la sua ultima passione: il ping pong. Assieme alla sua nuova fiamma e socio in affari Jonathan Bricklin, toy-boy poco più che trentenne, l’immensa Susan ha aperto un ping-pong bar a Los Angeles, lo Spin, ed ha in mente di inaugurarne altri in giro per l’America e, perché no, anche in Italia. Speriamo che il nuovo interesse sportivo-imprenditoriale non la tenga troppo lontana dal cinema.

A giudicare dai film in uscita si direbbe di no: in autunno la vedremo in “Fratelli In Erba” con Edward Norton, “Wall Street 2 Il Denaro Non Dorme Mai” e “Solitary Man” con Michael Doyglas, mentre a gennaio Sky Uno trasmetterà l’acclamatissimo tv movie “You Don’t Know Jack“, per il quale rischia di vincere un Emmy come attrice non protagonista.

Si tratta di piccole ma significative partecipazioni in linea con i ruoli che il cinema le ha offerto negli ultimi anni e nei quali non ha mai smesso di trasudare un’ironia, una sensualità ed un’intensità fuori dal comune. Basti pensare alla fulminata nonna Lynn di “Amabili Resti”, la diabolica e divertente Queen Narissa di “Come D’Incanto” e la dolente madre di “Nella Valle Di Elah”. L’ultimo vero grande ruolo da protagonista risale al 2007 ma è stata la televisione ad offrirglielo: l’ereditiera del tabacco Doris Duke nel piccolo e prezioso “Bernard & Doris“, in cui fa faville accanto ad un disarmante Ralph Fiennes nel ruolo del suo maggiordomo gay.

Sembrano lontani gli anni in cui a cavallo fra gli ’80 e i ’90 trionfava sugli schermi attraversando tutti i generi e collezionando nomination agli Oscar: dalla farsa horror “Le Streghe Di Eastwick”, alla commedia sexy-sportiva “Bull Duhram” in cui crea un personaggio comico indimenticabile, da “Calda Emozione“, forse la sua interpretazione più bella, ai trionfi di “Thelma &Louise“, “L’Olio di Lorenzo”, “Il Cliente” e “Dead man Walking“.

L’esordio risale al 1970 nel film “La Guerra Privata Del Cittadino Joe”, oggi ricordato soltanto per il suo debutto, cui seguono piccole parti in “Prima Pagina” di Wilder, “”Il Temerario” di Avildsen ed una comparsata ne “La Mortadella” di Monicelli. La Sarandon non ha studiato recitazione e si vede. Imparerà strada facendo raggiungendo un livello di onestà e verità per il quale non basta nemmeno la tecnica di una Meryl Streep. Il primo successo, anche se in prospettiva, arriva con il cult dei cult “The Rocky Horror Picture Show“, in cui libera il suo irresistibile erotismo. La popolarità aumenta, l’Oscar è ancora un miraggio, ma la Sarandon inizia a costruire una carriera atipica e non convenzionale, fatta di scelte di pancia e film che segnano un’epoca.

L’incontro con Louis Malle, che le affida il ruolo della madre prostituta in “Pretty Baby” e ne eterna la sensualità quotidiana e travolgente nella scena dei limoni in “Atlantic City“, rappresenta un altro tassello con cui l’attrice definisce la propria figura di sex symbol alternativo e donna indipendente. Infine il patinato horror lesbo-vampiresco “Miriam Si Sveglia A Mezzanotte” contribuisce ad alimentare una fanbase gay-oriented che, dal “Rocky Horror” in poi, sarà definitivamente cementata con “Thelma & Louise”.

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Con le sue interpretazioni di donne combattive, autoironiche e complesse, lontane anni luce dal glamour plastificato di Hollywood e vicine alle vita vera, la Sarandon ha ridefinito i confini dei ruoli delle donne nel cinema americano, raggiungendo lo status di star assoluta ed icona culturale oltre i quarant’anni, caso più unico che raro in un mondo dominato dal mito della giovinezza.

Sfortunatamente dopo l’Oscar per “Dead Man Walking” il profilo dei suoi film si è abbassato: “Nemiche Amiche” è un drammone melenso che vale solo per i duetti con la Roberts ed anche “La Mia Adorabile Nemica” funziona soltanto per l’alchimia con la Portman. Molto meglio allora il delirante cameo in “Igby Goes Down”, lo strepitoso monologo alla commemorazione funebre in “Elizabethtown” e le partecipazioni ai film di Turturro: “Illuminata“, in cui è un’esilarante diva del teatro al tramonto, e il bizzarro, geniale musical proletario “Romance & Cigarettes” in cui è una furiosa moglie tradita che urla in chiesa sulle note di Janis Joplin.

Sempre brillante e dotata di una comunicatività che arriva dritta al cuore forse per merito di quegli occhi enormi e malinconici, nel 2009 la Sarandon è tornata a Broadway al fianco di Geoffrey Rush in un allestimento di “Exit The King” di Ionesco che ha registrato il tutto esaurito. Critica estasiata e Tony Award per Rush, ma nemmeno una candidatura per la Sarandon.

Tornerà Hollywood a puntare di nuovo su una grande attrice come lei? Se Meryl Streep, Helen Mirren e Judi Dench ottengono ancora bellissimi ruoli oltre i sessant’anni, perché non Susan? Forse l’attivismo politico e l’anticonformismo nella vita privata non pagano. Non ad Hollywood.

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