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Modeselektor ai Magazzini Generali, un prepotente ritorno alle origini

Se eravate troppo abituati oramai a vedere Sasha Ring, Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy nei panni dei Moderat al quale non riuscite più a staccarvi oggi dotrete probabilmente ricredervi. Dopo otto anni di silenzio creativo il duo Modeselektor è tornato per mostrarvi in faccia palesemente le loro capacità (qualora fossero anche solo messe in discussione) al di fuori dei progetti con Sasha Ring ( e le collaborazioni blasonatissime del calibro di Thom Torke). Il duo berlinese si è esibito in un’insolita prematuramente accaldata Milano, ancora non pronta alle temperature così primaverili, in quel del dei Magazzini Generali trasformatosi per l’occasione in un perfetto club berlinese. Notiamo sin da subito la scelta azzeccata della apripista Catnapp, la singer rapper e striking performer prodotta dagli stessi Modeselektorsottoforma della loro etichetta Monkeytown Records. L’artista argentina lancia dal palco autentiche bombe a mano: mescolando breakbeat, drum and bass, alternative electronic e rap si esalta subito facendo riscaldare velocemente l’atmosfera e un pubblico ancora diradato. Un live set prepotentemente massiccio malgrado la sola presenza dell’artista, e di un campionatore: brividi tra trecce, cappuccio e gonna in stile tweed. La mano passa ai nostri headliner, carichissimi da subito, con l’ultima fatica Who Else lanciata di netto com’è giusto che sia. Notiamo da subito l’approccio alla serata diametralmente diverso tra i due (che è anche parte delle loro personalità): Sebastian Szary metallico, leggermente statico e statuario in consolle (ma a breve bipolarmente opposto, che sia stata la barba scomposta cresciutagli a renderlo così?). Gernot Bronsert è invece lanciatissimo a fionda a ballare come non mai assieme al pubblico incandescente, con uno dei suoi soliti cappelli ad accompagnarlo e una strana t-shirt raffigurante la bandiera dell’Unione Europea ma senza una stellina (ironia sulla Brexit? Se si, con presunzione ma finemente riuscita). Carismatico come pochi, godereccio come tutti in quella bolgia (alleghiamo immagine mentale della sua bocca perennemente spalancata in ricerca di mosche immaginarie, forse ad alimentare la sua enorme sete creativa). Il riferimento geograficamente politico però non può essere casuale: tutto il live set è accompagnato da una visual perform studiatissima di altissimo livello tra cui spiccano continui rimandi a bandiere nazionali di tutto il mondo in tipico stile a marchio Modeselektor, in 8 bit pixelloso da far saltare in estasi tutto il target degli 80’s e 90’s presenti.

IMG_20190305_003836Ci piace segnalare come alcuni brani abbiano fatto letteralmente impazzire il pubblico, a partire da Who (in collaborazione con Tommy Cash) che ha fatto cantare non poche persone, non solo al limite del Who bla-bla-blah bla-bla-blah bla-bla-blah di chi non sapeva il testo dell’intero brano. I Am Your God che sembrava uscire perfettamente da un’atmosfera trance techno-wave di ben qualche anno fa che ci ha fatto sudare non poco e messo letteralmente al limite le nostre pretese di voler urlare al nostro limiti di delirio di onnipotenza. Fentanyl ha sicuramente steso tutto il pubblico milanese che, malgrado tutto, ha cercato sempre di mostrare il proprio apprezzamento al duo berlinese che sembrava alquanto poco sazio del contatto con il loro amorevole pubblico (amore per il proprio lavoro e per il proprio pubblico?). Il barbuto Szary, nella sua estrema eleganza, si occupa più volte di chiedere la presenza di noi spettatori spingendosi più volte ad incitare anche il statico in panciolle e ad aumentare ed abbassare i ritmi a suo piacimento. In particolare in vista della endtrack Wake Me Up When It’s Over in cui con passo felpato, voce suadente, movenze sensuali e sguardo provocatorio cercava la simbiosi mistica e una riappacificazione mentale dopo tanto sconvolgimento. Ora svegliatemi perché, purtroppo, è finita.

Di Domenico Raina

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