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Modojohn : La commozione di John Lennon

C’eravamo messi in contatto con il Management Del Dolore Post-Operatorio quando, così, senza aspettarcelo, ci siamo imbattuti in una nuova proposta: i Modojohn.
Li trovate su facebook cliccando qui, noi vi consigliamo di leggere quello che ci han detto (e poi tutti di corsa ad ascoltarli).

Ciao ragazzi! Ci avevano segnalato la vostra band qualche tempo fa e ora ci piacerebbe condividere un po’ del nostro tempo con voi. Cominciamo con le domande!
Innanzitutto: chi siete e che cosa fate nella vita?

Di tutto, studiamo, lavoriamo, raramente viviamo: tutto ciò sparsi per l’Italia, chi è a Pisa, chi a Pavia, chi a Milano, chi infine a Lanciano, luogo d’origine comune e patria spirituale. Siamo quattro matti: solo dei matti possono pensare che si possa portare avanti un gruppo così, ed è esattamente quello che facciamo.

Ho letto che ‘artisticamente parlando’ siete in giro dal 2007: come vi siete incontrati?
Io faccio al pianista (Matteo Battistini) “che ne dici di mettere su un gruppo swing?”: lui mi dice “va bene”, e così comincia il tutto. La formazione in realtà è un po’ cambiata nel frattempo, ma ora ci siamo, siamo ben assestati. Insomma abbiamo fatto un sacco di cose, abbiamo suonato parecchio in giro nella nostra zona e fuori, ci siamo divertiti veramente un casino: all’epoca era decisamente più semplice dato che eravamo tutti a Lanciano e facevamo il liceo… beh in effetti il fatto che facessimo il liceo, per alcuni aspetti, complicava un po’ la questione… tipo una volta a causa della scuola Francesco (bassista) ha rischiato seriamente di essere cacciato di casa, bella storia. Ma comunque… musicalmente parlando abbiamo subìto una costante metamorfosi che ci ha portato fino a dove siamo ora: Modojohn e Fuori di testa.

Quali strade stava percorrendo ciascuno di voi prima dei Modojohn?
Ci avviavamo tutti verso una brillante carriera alto-borghese, poi abbiamo deciso di fare i morti di fame, e ci siamo dati seriamente alla musica.

Da cosa deriva il nome della band?

Il nome è un tributo a John Lennon e significa Modo – John, cioè alla maniera di John. Ovviamente da intendersi in senso lato: ci rifacciamo a John in quanto è paradigmatico di un determinato concetto di musica che mette insieme il bisogno comunicativo, espressivo, animale dell’arte, la riflessione sul proprio tempo e la ricerca musicale, la ricerca armonica; che è esattamente quello che cerchiamo di fare noi. Lo usiamo come ispirazione in questo senso. Per capirci: non ci vedrete mai con gli occhialetti tondi. Che poi li ho anche provati e mi stanno male. Quindi è sicuro, non ci vedrete mai con gli occhialetti tondi.

Quali personalità pensate abbiano influenzato la vostra musica e perché (ho intravisto Battiato, Bluvertigo e “altri con la B”, ma le lettere dell’alfabeto sono tante)?
Bella domanda ma mi trovo un po’ in difficoltà: dato per assodato quello che ho detto nella risposta precedente m’è abbastanza difficile dire che cosa ci abbia influenzato di più, cosa di meno… la verità è che siamo tutt’e quattro abbastanza ingordi: ascoltiamo di tutto, divoriamo qualsiasi cosa, siamo musicalmente onnivori. Poi è normale che ognuno di noi ha le sue preferenze, ma per noi la cosa davvero importante è ricercare, ricercare sempre forme più vere, più vicine a ciò che vogliamo dire, più comunicative. Davvero mi è difficile dire cosa ci abbia influenzato… posso dire: tutto? Ci ha influenzato tutto: siamo infinitamente influenzanti. (cioè, ad esempio, per quanto mi riguarda, io al momento sto in fissa coi Justice…)

A quanto pare ce l’avete su con la follia: che cosa rappresenta per voi e in che maniera volevate declinarla nell’album di debutto? Per caso siete fan di Pirandello? Anche lui amava questo tema.
Ma sì il primo novecento ce l’ha ben insegnato: il mondo è pazzo, siamo dannatamente pazzi, ci nasciamo pazzi. La fregatura sta nel non ammetterlo, nel credersi totalmente sani e poi stupirsi se ci si ritrova, in una notte di debolezza, a tirare testate al muro fino a farsi sanguinare il cranio (il testo di Fuori di testa è in fondo una condensazione della pazzia dissimulata che viviamo e subiamo ogni giorno, della pazzia crudelmente dissimulata)… ma la musica no: la musica è follia per definizione.

La musica nasce dalle viscere, la musica è l’urlo o il canto: la musica non ha senso, non ha il senso e tuttavia ha le sue leggi, ha il ritmo, ha l’armonia; questo è il mistero, l’enorme bellezza della musica. I pitagorici, ad esempio, questo l’avevano capito e una parte importante della loro mistica del numero si basava proprio sulla scoperta di alcune relazioni armoniche. In questo modo la musica ci permette di dare, attraverso questa sua strana natura, a cavallo del suo senso senza senso, ci permette di dare uno sguardo profondo alle cose: una frase cantata, se cantata come si deve, sfonda qualsiasi barriera della coscienza e si ficca nel profondo, spacca tutto, organi, cellule, e ti si piazza dentro l’anima. Questa è la nostra follia: intelligenza, sguardo profondo, musica. (e questo è il motivo per cui vogliamo che il ritornello di Fuori di testa si piazzi nel cervello e non se ne vada più!)
[PAGEBREAK] Diteci tre aggettivi con cui riassumereste la vostra musica.
Ma che ne so…facciamo così: voi ascoltate il cd e poi ci dite tre aggettivi; se sono giusti vincerete un fantastico premio in gettoni d’oro.

Come vi definireste nel panorama della musica indipendente italiana? Vi sentite affini a qualcuno di attuale, in particolare?
No, decisamente no. Nel panorama indipendente odierno ci definiamo… no, non so cosa s’intende per panorama indipendente odierno quindi non posso rispondere. Anzi, ecco, ce l’ho: nel panorama della musica indipendente italiana ci definiamo quelli che non sanno che diavolo voglia dire panorama della musica indipendente italiana. Voilà.

Ho saputo che quest’anno siete stati a Sanremo. Volete raccontarci la vostra esperienza?
Sì, è stato uno spasso. Abbiamo suonato al Palafiori nel post-serata della prima sera insieme alla grande Andrea Mirò (che ringraziamo e salutiamo di cuore): abbiamo fatto insieme qualche pezzo dal suo ultimo album “Elettra E Calliope”. Non è la prima volta che suoniamo insieme, ci siamo conosciuti a Lanciano: lei aveva bisogno di musicisti… e così è nato l’amore! Poi c’è venuta a trovare durante una serata a Milano e anche lì abbiamo suonato insieme un paio di pezzi; infine Sanremo. È stata una gran bell’esperienza: abbiamo girato molto (interviste, promozione varia) e bevuto una discreta quantità di prosecco a gratis; in conclusione un paio di giorni memorabili.

Durante la permanenza avete seguito il Festival? In caso affermativo, per chi stavate tifando?

Ovviamente, per quanto riguarda il festival in sé, abbiamo tifato Elio e le Storie Tese: idioti come non mai. Personalmente mi aspettavo qualcosa di più dai Marta sui Tubi (che seguo dai tempi di Muscoli e Dei) ma li perdono: è un palco parecchio difficile… spero che l’anno prossimo, quando ci suoneremo anche noi, non deluderemo nessuno! (sto scherzando)

Avete idee per un prossimo album? Se sì, a cosa vi siete ispirati?

Stiamo scrivendo pezzi: il fatto è che andando in giro, suonando live, stanno venendo fuori nuovi aspetti della nostra anima, un suono un po’ più rock, un po’ più elettronico, più duro… e ci stiamo muovendo in questa direzione. Stiamo raccogliendo materiale dal mondo e da noi stessi: c’è molto da dire, molto da parlare: speriamo che alla fine di questo laboratorio riesca qualcosa di cui andare fieri… nel frattempo ascoltateci su Bandcamp (dove potete scaricare l’album gratuitamente o, se volete, pagando una cifra a vostra scelta), seguiteci su Fb, su Youtube, siamo un po’ ovunque, continuate a sostenerci perché il vostro impegno è fondamentale per qualsiasi gruppo emergente: quindi non siate timidi! Regalate apprezzamenti! Ah, per voi fighi, siamo anche su Spotify.

Li salutiamo augurandoci che l’esperienza sanremese (ma non solo) gli porti fortuna. E che quei gettoni d’oro divengano nostri.

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