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  • Mogwai: Every Country’s Sun

    Rock Action Records / none

    Data di uscita: 01-09-2017

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Tre anni dopo “Rave Tapes”, con due colonne sonore di mezzo (“Atomic” e “Before The Flood”) e una raccolta (“Central Belters”), i Mogwai tornano con “Every Country’s Sun” (uscito l’1 settembre 2017 per Rock Action Records) continuando la linea intrapresa col disco precedente.

La band, che nel 2015 ha perso la chitarra di John Cummings (ha lasciato il gruppo per intraprendere dei progetti personali), ha mantenuto comunque le proprie caratteristiche sonore, provando a sperimentare anche qualche nuovo lido, senza però esagerare.

Ci sono rimembranze di vecchie perle (“Brain Sweeties” ricorda “Scotland’s Shame”, così come “Party In The Dark” è vicina a “San Pedro”), ma la band scozzese dimostra di non voler diventare una cover band di sé stessa quando prova ad introdurre nuove sonorità come in “20 Size”, brano estremamente grintoso oltre che riflessivo, che ci avvicina più alla discografia dei This Will Destroy You che a quella classica dei Mogwai. Quando parte “Crossing In The New Materials” viene il dubbio che le idee siano al capolinea (sembra una cover di “How To Be A Werewolf”, con gli stessi identici tempi di batteria), dubbio fortunatamente fugato dai brani immediatamente successivi.

Quando c’è da rallentare, i quattro scozzesi non si fanno problemi a tirare fuori brani di notevole intensità emotiva (“1000 Foot Face” ascoltata con le cuffie ha un effetto decisamente ipnotico sull’ascoltatore, stesso effetto procurato dalla conclusiva traccia che dà il titolo al disco). Buone idee ce ne sono eccome, qualche déja-vu sonoro c’è, è innegabile. Ma dopo più di 20 anni di carriera post-rock, riuscire ancora a sfornare dischi che non siano copie di quelli che precedenti è a dir poco un miracolo. E per almeno 3/4 di disco la qualità compositiva è ampiamente sopra la sufficienza, complice anche l’esperienza di Stuart Braithwaite con gli ottimi Minor Victories.

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Contro

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