Home > Interviste > Mogwai: il segreto è tutto qui

Mogwai: il segreto è tutto qui

Se il nome di John Cummings vi dice poco, sicuramente avrete sentito parlare della band di cui è chitarrista e arrangiatore da quasi 20 anni: i Mogwai, formazione scozzese attiva dal 1996, con otto album (e centinaia di date) alle spalle, ma soprattutto i fondatori del post-rock.
Incontriamo John nei camerini dell’Alcatraz, a poche ore dall’esibizione milanese: in un’atmosfera cordiale e rilassata, complice una birra, ci concede un po’ di tempo per scambiarci pareri ed impressioni.
Siete curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Leggete qua.

 

Ciao John, benvenuto su Loudvision! Com’è stata l’accoglienza italiana ieri sera all’Estragon?
Ciao Laura, è un piacere per me essere qui.
L’accoglienza è stata molto calorosa, come sempre: ci troviamo bene a suonare in Italia, il pubblico è entusiasta ed è molto partecipativo. Voi italiani siete adorabili!
Ieri sera a Bologna, purtroppo, un fan veramente ubriaco è salito sul palco mentre stavamo suonando, creando un po’ di incidenti tecnici con l’impianto audio, ma a parte questo piccolo inconveniente, è andata benissimo. Non vediamo l’ora di suonare stasera.

Beh, vista la fila di persone in coda già da ora, direi che l’aspettativa del pubblico milanese è altissima.
Oh, beh, speriamo di non deluderli! (ride, ndr.)

Cosa mi dici a proposito del vostro nuovo album “Rave Tapes”? Com’è nato, cosa c’è dietro?
Questo è il nostro… ottavo? Nono? – Non ricordo sto diventando vecchio! – (ride, ndr.), album in studio ed è nato come tutti i suoi predecessori, ossia dal nostro tentativo di miscelare suoni ed esperienze al fine di ottenere della buona musica. A noi è sempre interessato questo, produrre qualcosa di buono. Quindi “Rave Tapes” puoi vederlo come l’ennesimo tentativo di produrre e proporre qualcosa di buono.
Ci siamo riusciti? La risposta al nostro pubblico.

Beh, ad un primo ascolto, direi che è veramente un gran buon tentativo.
Oh, grazie, mi fa sinceramente molto piacere.

Personalmente, ho sempre definito la vostra capacità di fare musica, “sognante”, ossia mi piace immaginare le vostre canzoni come piccoli universi, come qualcosa capace di fondersi con immagini, percezioni.
Avete mai pensato di abbinare le vostre sonorità all’arte visiva?
Sì, ci abbiamo pensato e in parte l’abbiamo realizzato occupandoci della colonna sonora di “Zidane: a 21st Century Portrait”. È stato particolare perché per la prima volta abbiamo dovuto sposare la nostra musica a delle precise immagini, e non più a input e sensazioni personali.
Ne è uscito qualcosa di davvero particolare che in parte si discosta – ma non del tutto! – da quello che abbiamo sempre fatto.
A me è piaciuto molto, personalmente adoro l’arte filmica, proprio per la sua capacità di andare oltre, di non soffermarsi su un punto fisso, ma di portarne molteplici. Questo è quello che abbiamo cercato di fare noi, con la musica.
Poi non so se col tempo realizzeremo qualcosa di più artistico, legato magari a mostre e quant’altro, sicuramente ci farebbe piacere, sperimentare ci piace.

E com’è stato invece lavorare per una serie televisiva? È limitante o stimolante per il vostro processo artistico? Parlo dell’esperienza di “Les Revenantes”, ovviamente.
È un processo creativo è totalmente differente, rispetto a quello che porta alla creazione di un album, entrano in gioco svariati aspetti: se quando crei un disco, ciò che conta, è la musica, quando lavori a qualcos’altro, come in questo caso per “Les Revenantes”, ti trovi davanti ad altri elementi, in questo caso riprese video, quindi la musica non può essere preponderante, ma deve se mai accompagnare quello che gli occhi vedono.
Molto spesso ti trovi a dover ridurre qualcosa, a doverti attenere a degli standard, capita dover cambiare o peggio tagliare alcune parti, proprio perché non vanno bene con gli standard imposti dalla serie; se per un disco solitamente tieni tutto, qui rimane solo una piccola parte.
Nonostante questo, noi ci siamo sentiti comunque liberi di creare; questi limiti, più che imposizioni, li abbiamo colti come una nuova sfida.

Scroll To Top