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  • Molotoy: The Low Cost Experience

    Molotoy

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Musica bionica

Prima di cambiare il proprio nome in Molotoy, questo trio italianissimo si faceva appellare Low Cost, da cui il titolo del lavoro.
Durante la coda all’anagrafe, però, la caratteristica fondamentale del progetto non è cambiata: strumenti classici, analogici se vogliamo, incontrano il digitale e vi instaurano dialoghi sperimentali in rete. Musica bionica, per l’appunto.

Le dieci tracce del lavoro guardano con ammirazione l’operato di band quali Mogwai, Daft Punk (non venite a dirci che “We Are The Volvo” non sembra impersonata da Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter) e, perché no, Röyksopp.
Un concentrato di elettronica che non si basa solo sui sintetizzatori, bensì pure su violoncello, chitarre distorte e batteria energica.

Il voto che diamo ai Molotoy è dovuto soprattutto al fatto che dietro ai paesaggi surreali- lo testimonia anche la copertina del disco- e agli effetti sonori futuristici stanno tre musicisti preparati in maniera e ben consapevoli delle proprie capacità.
Non si perdono in inutili arzigogoli e, anzi, riescono sapientemente a far coesistere momenti pacifici con altri più movimentati.

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Contro

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