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Molta Norvegia

Molta Norvegia a Milano per l’apertura del Golden Stage, iniziativa intelligente e intelligentemente ospitata dal Teatro Martinitt.

Ad aprire la serata sono gli Young Dreams. Chi?! Infatti. Gli Young Dreams sono in sette, vengono da Bergen, hanno all’attivo due sette pollici, sono il gruppo preferito di Sondre Lerche, che ha pensato bene di portarli in tour con sé, e rispondono a tutte le fisionomie immaginabili del norvegese: c’è quello con i capelli gialli, la minoranza integrata, il batterista, uno che somiglia a Sondre Lerche, uno che probabilmente aveva dei problemi a scuola e suona il violino come la persona migliore del mondo, e Neil Perry de “L’Attimo Fuggente”, almeno secondo una mia amica, che si chiama Chiara e che poi ha detto «Ecco adesso c’è questo qui che sta suonando una giara», perciò le credo. Loro si scambiano gli strumenti, non stanno mai fermi, ballano sul posto, hanno le melodie e la varietà ritmica adatte a far dire che, sì, Young Dreams, siete la migliore sorpresa del 2011. Siete i Beach Boys se gli Animal Collective vi fossero caduti addosso attraverso un portale spazio-tempo. Vi prego fate un album.

Quindi uno degli Young Dreams si cambia la maglietta. Sul palco salgono lui, Jason Schwartzman-però-alto, Billy Corgan che risponde al nome di Herremannen e alla professione di Batterista Norvegese Che Spacca Tutto. Poi Sondre Lerche, che si scusa di aver trascurato Milano per così tanto tempo e comincia dal nuovo album, con “Ricochet”, per rigettarsi quasi subito nei primi due album, proponendo, tra gli altri, un brano che non suonava da quasi dieci anni, “On And Off Again”.
Il particolare sorprendente di Sondre Lerche dal vivo, ancora di più oggi che nel 2005, è che perlopiù uno ascolta i suoi dischi e si aspetta, sul palco, un tale melodico, qualche ottima schitarrata, e una cura maniacale per la postura e per il fatto che lo show vada esattamente come preventivato. Ecco, scordatevi tutto questo – all’interno del suo genere, Sondre Lerche è un ANIMALE. È scioltissimo, ha una voce che regge fino alla fine, improvvisa come soltanto chi è riuscito a scrollarsi di dosso una rigorosa formazione classica, aggiunge code strumentali infinite ai pezzi (esultare tantissimo durante “Two Way Monologue”), è in perfetta sintonia con la band. Non esattamente il tale con la chitarra che fissa un punto della parete opposta a ca. metri 1,5 dal soffitto. Questa è una buona notizia. Poi intavola discorsi di cinque minuti sui capezzoli per introdurre “Go Right Ahead”.Su “Track You Down” si piange, sulla varietà tematica di “Two Way Monologue” si gioisce, poi Lerche torna sul palco, da solo, per il bis e, ad amplificatori spenti, attacca “My Hands Are Shaking” per testare l’acustica del teatro. Poi, prima del coprifuoco, la band conclude con “No One’s Gonna Come” e “Sleep On Needles”.
Poi via, si chiude, Sondre Lerche vende dischi al banchetto del merchandising, tutti a casa, via la Norvegia da Lambrate. Se ne parla per settimane. And people say she’s just a big pair of tits.

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