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La Grande Bellezza

Schiacciando il tasto “play” non si può che rimanere folgorati dall’album d’esordio degli inglesi Money.
“The Shadow Of Heaven” ha tutti i requisiti per poter essere definito, se non un capolavoro, almeno una delle rivelazioni del 2013: melodico e leggero, strizza l’occhio al corale e allo shoegaze – che in questi ultimi mesi piace ed è gettonato, non soltanto nel panorama indie -, portando una delicata ventata di freschezza ed un timbro stilistico persistente, ma non invasivo, come un buon profumo.
Quale?
Quello “di tutte le cose leggere e vaganti”: ascoltare questo disco è un po’ come osservare un paesaggio sonoro, dal timbro cristallino e azzurrognolo, sporcato qua e là da nuvole di synth, con sullo sfondo, i suoni placidi ed avvolgenti dell’oceano.
E naufragar m’è dolce…

L’apertura sussurrata di “So Long (God Is Dead)”, sembra quasi provenire dagli abissi marini, è il preludio di un lavoro morbidamente cesellato nelle sonorità più poetiche ed impalpabili, nell’intreccio onnipresente fra Vita&Morte, che esplode in “Bluebell Fields” e in”Hold Me Forever” (scelte non a caso come singoli di lancio) e nella sensuale, quanto malinconica, “Cold Water”.
Particolarmente bella anche “Shadow Of Heaven”, ballad omonima con venature folk.
Più che un disco, la ricerca verso i territori inesplorati della Bellezza, nella sua chiave più autentica.

Pro

Contro

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