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Il metal non si è fermato a Eboli

“Something To Die For” è l’esordio del quintetto salernitano dei Monochromatic System, un disco giunto a tre anni di distanza dalla formazione del gruppo.

Le nove tracce strizzano più volte l’occhio a gruppi quali Pantera, Fear Factory, Slipknot, senza però avere le carte in regola per sfoderare il fendente vincente. Seppur pregevole nella fattura ed esecuzione – fatta eccezione per alcune scivolate vocali – “Something To Die For” risulta spesso monocorde e privo di spiccata personalità.

Non manca qualche brano piacevolmente interessante: si prenda la prima traccia “War” – che farebbe anche ben sperare – o “God Save Me From Myself”, ma questi singoli episodi, ahinoi, non sono sufficienti a decretare il completo apprezzamento dell’intero operato.
Rabbia ed energia non mancano al gruppo e si percepiscono anche dal primo ascolto. Probabilmente la dimensione ideale dei Monochromatic System è proprio il live show, momento in cui la frequente sensazione di monotonia potrebbe essere smentita, o quanto meno mitigata.

Che il metal sia ultimamente un po’ a corto di idee e di stimoli nuovi ci era chiaro. Che il suolo italico non brulichi di rock band rapite dal sacro fuoco della musica, anche. Certo i Monochromatic System ci credono, si capisce dall’enfasi e dalla rabbia che trasuda da ogni traccia, maquesta, seppure necessaria, non è una condizione sufficiente. Per risultare decisivi, stupefacenti, originali, dirompenti, preparati, interessanti non basta essere incazzati.

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