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  • Monstrosity: Rise To Power

    Monstrosity

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L’estate Florida di 15 anni fa

I Monstrosity, ovvero LA storia mancata del death metal. Una questione di sfortuna, di “casualità”, il fatto che questi (ed i precedenti…) ragazzoni della Florida non abbiano mai raccolto quanto meritavano in termini di fama e successo nei quasi quindici anni di sudata carriera. “Rise To Power” esce con almeno 2 anni di ritardo rispetto ad un’auspicabile tabella di marcia, a ben 5 anni dal precedente se non consideriamo la raccolta “Enslaving the Masses”, e sembra davvero un po’ troppo per mantenersi a galla, specie ai giorni nostri. Al milionesimo cambio di line-up tocca a Sam Molina impugnare il microfono, il quale si comporta più che bene non facendo rimpiangere né il buon Avery, né la “star” Corpsegrinder Fisher. Per il resto la strada percorsa dai Monstrosity è sempre la stessa: death metal nudo e crudo eseguito con maestria, qualche idea originale alla batteria, rarissime sorprese per le sei corde a spezzare un po’ la consuetudine stilistica (ma non monotonia, buon per loro), brani identificabili e ben caratterizzati, solismo sapientemente dosato che ricorda molto nelle melodie i compianti Death. I lati migliori di questo album riassunti in tre “P”: Pesantezza – dei suoni – Precisione – nell’esecuzione – e Padronanza – del genere. Se oggi avete ancora bisogno di death metal ben prodotto e suonato, e volete ritrovare lo stesso spirito che dagli anni ’90 caratterizza la calda, sporca scena Floridiana, a questo punto sapete già come spendere i vostri soldi. Se invece avete il raccoglitore pieno fateci comunque un pensierino (non di più), perché è un disco solido con canzoni che mano a mano crescono e si fanno ricordare. In definitiva un abum per chi è instancabilmente affezionato al caro vecchio death metal o per chi avrebbe intenzione di conoscerne l’ABC.

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