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Il fattore Moonspell

Esiste una cifra che distingue in senso assoluto i lusitani da qualsiasi altro act musicale degli ultimi 15 anni: un tessuto sanguigno che pulsa, un’energia fatta di luce che squarcia ed una ferocia dotata di classe, che è capace di lacerare il pathos di cui si nutre. Quel pathos, che ha architettato le varie scene del teatrale e dell’istrionico nei vari capitoli dei Moonspell.

Nel 2008 arriva con un sospiro d’attesa “Night Eternal”: un ghigno di maniera, capace degli assalti e dei momenti che sanno smaccare formazioni con consumata esperienza: composizione solida, espressività ancora spontanea, ed aggressività carica di vigore. Astuzie e malizie, come le tastiere seducenti, i tocchi notturni della chitarra e le distorsioni avvolgenti, con i Moonspell divengono il vestimento ed i dettagli preziosi intorno alla forma.

Rendono, ad esempio, un brano come “Scorpion Flower” lavoro di gran pregio, con la facilità di una buona idea resa indimenticabile grazie al senso innato per lo stile. Come se di suo non fosse già un’ottima sintesi di efficace eleganza, è poi un’appassionata Anneke Van Giersbergen ad immortalarne il ballabile chorus nel pantheon dei duetti all’unisono meglio riusciti del gruppo.[PAGEBREAK]L’opener “At Tragic Heights” è sufficiente ad esemplificare la potenza della tensione emotiva e delle accattivanti frasi melodiche, capaci di seminare sensazioni pur nella loro regolarità. Nei brani successivi invece, più ancora che nell’eclettico e pirotecnico “Memorial”, si avvertono tentazioni del ritorno alle prime sonorità irruente; la differenza, tuttavia, si sente. Anche la violenta “Moon In Mercury” non tradisce la classe dell’esperienza, così come avviene in “Hers Is The Twilight”, che ben lavora di arpeggi melodici, ed il cui feeling ammicca ad episodi di album crepuscolari come “Wolfheart” o, in misura più modesta, “The Antidote”. A chiudere il sipario, “First Light”, tanto capace di simularsi operistica negli arrangiamenti quanto perversa nella sua monolitica efferatezza.

Il segreto dell’organicità del lavoro dei Moonspell risiede probabilmente nel sacrario delle loro origini, e l’originale formula di rielaborare tradizione ed eredità senza autocitazioni. “Night Eternal” è un’altra risposta coerente a chi più volte li ha tacciati di tradimento della scena che li aveva visti nascere, di eccessiva sperimentazione, o addirittura di semplificazione eccessiva.

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