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Moplen, “Siamo Solo Animali”: inconfondibili, leggeri e resistenti [INTERVISTA]

Max, Ale, Novak, Jesse e Digi: sono i Moplen, cinque “giovinastri” padovani usciti il 28 ottobre su iTunes e Spotify con il loro primo album “Siamo Solo Animali” (qui la recensione), prodotto per La Fame Dischi e Notturno Giovani, un progetto del Comune di Varese, da Giacomo Zavattoni di RC Waves.

Dal 2014 suonano, compongono e arrangiano la loro musica mixando assieme un pop elettronico in una cornice indie-rock; i testi diretti e spontanei e la tartaruga bon ton sulla copertina del disco, opera di Alberto Michelon, ci hanno incuriositi tanto da volerne sapere di più su questa band che sembra avere le idee molto chiare sulla propria identità artistica.

Ecco a voi l’intervista.

Partiamo dal vostro nome. “ E mò…e mò…Moplen!” era uno degli slogan di Carosello reso famoso dal grande Gino Bramieri. Questo vuol dire che, a differenza di altre band del mondo indie, l’etichetta “pop/nazionalpopolare” non vi spaventa?

Il carosello di Gino Bramieri ci ricorda che il polipropilene isotattico (Moplen) è “inconfondibile, leggero e resistente” e questo è quello che cerchiamo di essere. Siamo cinque ragazzi con cinque teste pensanti e questo si nota anche nella musica che scriviamo.

Quello che fuoriesce dalla composizione delle nostre canzoni può sicuramente rientrare anche nell’etichetta di “pop”, ma è – appunto – solo una etichetta e tale rimane. Questi siamo semplicemente noi e come potremmo essere spaventati da noi stessi?

moplen_foto5Leggo dalle informazioni scritte su Facebook che voi cinque “scapestrati” unite la “spensieratezza indie” con “testi atti a sottolineare il fatto che non sanno cosa combinare della loro futile esistenza”. Eppure il vostro disco sembra essere curatissimo sia nelle musiche, che nei testi e nella grafica: lavorate di istinto da veri scapestrati oppure siete più perfezionisti di quanto non volete sembrare?

Entrambe le cose: l’istinto è la prima spinta, ma quando una idea attecchisce siamo meticolosi nel darle una forma che rispecchi il più possibile quello che abbiamo in testa. Lavoriamo intensamente  fino a che non siamo tutti e cinque soddisfatti, e anche se è un processo che a volte può risultare  lungo siamo convinti che per noi funzioni benissimo. Teniamo molto alla nostra musica e da questo non può che scaturire una gran cura verso i pezzi, mentre la “spensieratezza” è forse più legata al contenuto della nostra musica, con la quale cerchiamo di offrire – a noi stessi e agli altri – un momento di leggerezza, di liberazione da tutti gli affanni.

Il vostro album arriva dopo un primo EP pubblicato circa un anno fa: siete cambiati in qualcosa dopo aver “sondato il terreno”?

Il primo EP ci è servito molto per “farci le ossa” e capire come lavorare in uno studio di registrazione: una band può anche preparare i pezzi per un live in maniera efficace, ma registrare comporta un lavoro di altro spessore sugli arrangiamenti, sulle dinamiche e sulle timbriche di ciascuno strumento.

Ci riteniamo una band che dà molto nei concerti, e dopo l’esperienza dell’EP ci siamo resi conto di dover lavorare parecchio anche sull’aspetto della registrazione e produzione della nostra musica: in “Siamo Solo Animali” ci siamo soffermati a lungo su ogni singolo pezzo, abbiamo ragionato su come volevamo che suonasse, e crediamo in qualche misura di essere cresciuti anche da questo punto di vista rispetto all’EP.

Veniamo al vostro disco, “Siamo Solo Animali”: cosa significa per voi questa frase e come si lega alle tracce del disco?

L’essere umano è un animale straordinario, con un potenziale evolutivo infinito e la capacità di creare miti collettivi (la religione, l’etica, il denaro) che gli permettono di fondare comunità di milioni di individui pacifici e cooperanti tra di loro. Ma è solo un animale.

Vorremmo che chiunque ascolti il nostro disco traesse da questa affermazione la conseguenza che meglio crede: può significare che forse è giunto per noi il momento di farsi un bagno di umiltà e tornare a un legame più naturale con la vita, oppure che a volte tutto ciò che gira nella nostra testa è il contorno di un qualcosa che sta svanendo mentre siamo occupati a pensare, oppure che abbiamo passato troppo tempo a caricare la cose di un significato che non hanno, appesantendole.

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Voi ovviamente siete i “giovani d’oggi” che suonano per i “giovani d’oggi”: cosa vorreste trasmettere loro con la vostra musica? Sono davvero vittime di troppa superficialità come la “Signorina” del vostro primo singolo?

Quello che vogliamo trasmettere è semplicemente quello che siamo e quello che vediamo nella vita di tutti i giorni senza pretendere di insegnare niente a nessuno. Chi lo desidera può prendere ciò che personalmente vede in ogni nostro pezzo. La “Signorina” del nostro singolo è più una riflessione sulle coppie che restano assieme pur di non rimanere soli lasciando in secondo piano la ricerca di un vero sentimento che ci spinga a sacrificare qualcosa di noi per un’ altra persona.

Da ciò che si percepisce dalle vostre canzoni e anche dai vostri video sembra che ci sia una gran sintonia tra voi. Il divertimento è la chiave per divertire gli altri?

Sicuramente è uno degli elementi che più ci tengono uniti. Oltre alla musica condividiamo serate, chiacchierate ricche di retorica, giochi da tavola e concerti. Siamo cinque amici prima di tutto e stiamo benissimo insieme, e siamo fermamente convinti che questo sia un elemento che fa la differenza in una band, nella musica e nei concerti.

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