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More than meets the eye

Correva l’anno 1985, ed una giovane band svedese che grazie ad un buon disco di hard melodico come “Wings Of Tomorrow” aveva iniziato timidamente a far parlare di sé inizia a registrare il suo nuovo disco, affidandosi a Kevin Elson, produttore patinato con l’orecchio giusto per il singolo da classifica. È in quel momento che viene riesumato un vecchio riff di tastiera che qualche anno prima passò per la testa di Joey Tempest. Carino, si saranno detti tra loro, perché non gli scriviamo attorno una canzone? Detto, fatto. All’epoca le major non erano meno diaboliche di quanto siano oggi, ma quanto meno in quel periodo i discografici sapevano fare – a volte anche molto bene – il loro lavoro e non fu quindi difficile per la Epic rizzare le antenne non appena quel riff risuonò tra le pareti dello studio. Cogli l’attimo, si dice. E mai attimo fu più prontamente raccolto: ecco il singolo giusto per lanciare l’album, già che ci siamo facciamo le cose per benino e diamo al disco lo stesso titolo del singolo. Il risultato? Beh, sappiamo tutti come andarono le cose quando “The Final Countdown” raggiunse i negozi di dischi.

Con un flashforward di quasi 25 anni arriviamo ai giorni nostri. Gli anni’80, nonostante qualche rigurgito nostalgico qua e là, sono stati archiviati come i mitici anni ’80, un po’ come i mitici anni ’60 di Gianni Minà. Il mondo è cambiato, la musica è cambiata, gli Europe sono cambiati. Ma sono ancora tra noi. Invecchiati, maturati, ma ancora tra noi. Sopravissuti al grunge, all’incedere del tempo ma soprattutto a se stessi.

Gli Europe di oggi occupano una piccola casella nel grande scacchiera dello scenario musicale internazionale, con una rilevanza che non può essere neanche lontanamente assimilata a quella di venticinque anni fa. Non che questo rappresenti un grande problema, siamo infatti abbastanza convinti che la band abbia finalmente trovato la propria dimensione artistica, ed una popolarità meno ingombrante e finalmente basata sulla forza della musica, scevra degli eccessi d’immagine che ne aveva contraddistinto la prima fase della carriera. Certo, i suoni si sono incupiti e la solare ingenuità di certi brani si è dissolta a favore di una maturità artistica che non ne farà la band più pregnante di questo pianeta, ma che permette agli Europe di essere pesati e valutati per quello che sono e non per quello che una major vorrebbe che fossero. Il che, oggigiorno, non è poco. L’appuntamento è per martedì 26 gennaio, ci vediamo sotto il palco del Palalido di Milano, una location ben più capiente di quella inzialmente scelta per il concerto. Ed anche questo vorrà pur dire qualcosa.

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