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Moretti-Palomba contro tutti

Si sa che quando Nanni Moretti chiama, il popolo degli ex girotondini, degli ex comunisti inviperiti con questa sinistra che fa un passo in avanti e due indietro, il popolo dei radical chic, e pure quelli che ‘Moretti è antipatico’, ecco, tutta questa gran quantità di persone, risponde. Bello vedere il Nuovo Sacher, sala che Moretti possiede a Roma, traboccante di persone, insider, universitari, aficionados. L’occasione è stata la lettura delle mirabolanti critiche cinematografiche e degli editoriali di Johnny Palomba, preceduta da due cortometraggi, entrambi contenuti nella nuova edizione in dvd di “Palombella Rossa”: un backstage, commentato dal regista, e “L’Ultimo Campionato”, cioè le sue ultime partite di pallanuoto, quando dalla serie C, dopo un glorioso passato in serie A, il suo team risale in B – con Moretti che deve però abbandonare causa inconciliabilità con l’impegno politico. Nel backstage tornano le battute cult, come quella in cui un Moretti più che mai ossessionato, alla ricerca dell’identità perduta del PC, urla “Ma come parli!” contro un giornalista che dice colpevole di aver usato la parola “cheap” senza un reale motivo. Ne “L’Ultimo Campionato” ci si rende conto che la realtà supera davvero la finzione, perché il personaggio dell’allenatore di pallanuoto della Monteverde, che fu di Silvio Orlando, deve gareggiare con il vero allenatore, uno che si faceva espellere ad ogni partita per eccessivo “trasporto” – un fervore che lo spingeva, finanche espulso, a sbraitare dalla tribuna schemi incomprensibili, tirando fuori le battute più impensate, in una nevrosi comico-infantile sguaiatemnte romana.

Riaccese le luci in sala, in un tepore di complici sghignazzamenti, Moretti legge una recensione di Johnny Palomba – l’atmosfera è giusta per le scorribande dialettal-critiche dell’autore. E Johnny arriva per davvero – aspetto molto deciso, un passamontagna bianco e occhiali da sole. Ha un accento del Nord ma scrive le sue recensioni in romano stretto, calato nel personaggio del coatto un po’ verdoniano che non si lascia abbindolare dalle astuzie di un cinema abituato a considerare il pubblico, le persone, come un target.

Lo schema base delle recensioni è originale ed ha la forza di mettere a nudo il film, spogliandolo di ogni retorica, riducendolo all’osso tematico e narrativo, mostrando spesso la sua natura subdola (vedi le recensioni dei film di Muccino). Neanche una pietra miliare come “Quarto Potere” di Welles viene risparmiata e diventa, parafrasando la recensione, la storia di uno che da piccolo era sfigato forte, poi ha detto “Ah sì? E mò ve faccio vedè io chi sono!”, allora s’è comprato giornali, castelli, finendo per essere temuto da tutti perché “era uno stronzo epocale” salvo poi, in punto di morte, lasciarsi sfuggire: “Ma io non sono così stronzo, volevo solo il mio slittino!”. E giù imprecazioni contro l’inconsapevole slittino Rosebud.

Gli scritti di Johnny Palomba sono una boccata d’ossigeno in un ambiente anaerobico, hanno un effetto liberatorio, e senza pedanteria o snobismo, anzi in una forma tanto rozza quanto intelligente dicono finalmente basta all’Italia volgare, omologata, priva di curiosità, quell’Italia che si precipita, supina, a vedere in massa “Il Codice Da Vinci” e “300″, che nelle parole del Palomba perde molto del suo epos: “C’è l’esercito degli spartesi tutti pompati e lampadati che combattono contro l’esercito di Dolce&Gabbana”. O “La Passione Di Cristo” (“c’è Gesù che glie gonfiano di botte, e poi lo torturano c’a frusta, c’a frusta modificata… ma che siamo al cinema o in macelleria?!), e ancora, i film di Natale, “Tre Metri Sopra Il Cielo (“3MSC è… cioè perché poi c’è Scamarcio, no? Quant’è figo Scamarcio!”, mirabile esempio di interpretazione del senso comune, dell’opinione popolare).

Palomba individua il modello sociale di riferimento del film analizzato, mostrando la malizia di chi sta dietro l’operazione cinema, strappando contemporaneamente più di un sorriso al lettore: plauso dunque a Moretti, che ha ospitato ‘in casa’ questo ‘intellettuale apparentemente molto poco intellettuale’ – cogliendo l’occasione, tra l’altro, di lasciarsi andare anche lui al lato più emozionale e meno accademico, compassato, che da sempre gli riconosciamo come proprio, indugiando su di un passato cinematografico e non che abbiamo oggi la possibilità di riscoprire.

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