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Morire e rinascere

Non è stata troppo affollata la conferenza stampa di uno dei film di punta del Festival Internazionale del Film di Roma. Vuoi perché la grande star Kidman ha deciso di dare forfait, vuoi anche perché tutti erano catalizzati da “The Social Network” e “The Promise” con The Boss, ma è un peccato che in pochi abbiano avuto l’onore e il piacere di scambiare quattro chiacchere (proprio quattro) con il talentuoso e affascinante Aaron Eckhart.
A Roma per presentare “Rabbit Hole”, Eckhart con garbo e vistosa dedizione al progetto racconta sentitamente come questo film sia stato importante per lui, come per tutti gli altri che vi hanno partecipato, prima fra tutti Nicole Kidman, nel film in splendida forma e per la prima volta in veste di produttrice.

Ci può raccontare come è stato lavorare a questo film e come è entrato in contatto con il progetto?
Stavo lavorando a “The Rum Diary” con Johnny Depp quando ho ricevuto una chimata da Nicole. John Cameron Mitchell (il regista) si appossionò molto al film, suo fratello è morto quando era ancora bambino ed è per questo che è rimasto coinvolto così profondamente nel progetto. Nicole e John avevano già parlato al telofono e Nicole gli promise che avrebbe rispettato le sue aspettative e che non le avrebbe deluse.
Abbiamo condiviso un ambiente molto intimo, abbiamo vissuto tutti insieme nella stessa casa e io e Nicole condividevamo lo stesso bagno fino a quando mi sono stufato e ho deciso di trasferirmi al piano di sotto (ride.)
Il tema del film è molto difficile e nonostante tutti abbiano cercato di mantenere un’atmosfera serena ci sono stati diversi momenti di tensione.

Quale è stato il suo lavoro di immedesimazione nel ruolo?
Per quanto tu ti possa impegnare è difficile per un attore essere convincente in un ruolo di questo genere e anche solo immaginare che cosa voglia dire far fronte ad una simile situazione.
Ho partecipato a qualche gruppo di sostegno usando il nome del mio personaggio ma è stato davvero poco etico così non sono più tornato.
Allora ho cominciato a cercare su internet e ho trovato parecchi videoblog che parlavano dell’argomento. Erano ricchi di video e di storie tristi: questi blog aiutano a raccontare storie difficili e i video erano così intensi che riuscivi a provare lo stesso dolore di chi stava raccontando.

Lei ha affermato che ha basato la sua carriera sulla capacità di stupire, che cosa intende?
Intendo dire che è difficile per un attore mantenere un’aura di mistero, tutti conoscono l’attore come star ma il compito dell’attore è quello di sorprendere. A me piace fare interviste, partecipo alle conferenze stampa ma non voglio che voi vi riferiate a “Rabbit Hole” come il film con Aaron Eckhart o il film con Nicole Kidman ma come il film che parla di una perdita e del dolore che da essa proviene.
Quando ho lavorato con Heath (Ledger) lui ha fatto ciò che io faccio solo a metà, non completamente, cioè sentirsi totalmente liberi. Heath è stato straordinario in questo, mi ha insegnato a non avere paura di sentirmi libero.

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Elaborazione del lutto, internet, blog, social network. Piccola riflessione su come sia cambiato il modo di elaborare il lutto oggi dove ormai nessuno ha più la pazienza di ascoltare, che cosa ne pensa?
Io sono solo un attore, uno stupido attore (ride), ma è interessante e mi trova d’accordo sul fatto che sempre più persone si esprimono attraverso i social network, hanno meno inibizioni e riescono ad essere più fedeli a loro stessi e a trovare più facilmente un posto nella società.
Io ho 42 anni, non sono vecchio, non sono neanche giovane, ma credo che ci siano tanti modi diversi per comunicare un lutto e anche se si hanno diversi modi di elaborazione, anche se si viaggia su due linee diverse e si hanno tempi diversi l’importante è condividere il proprio dolore con qualcuno.

Con un testo così forte, con due attrici così brave come Nicole Kidman e Dianne Wiest in un certo senso si è trovato agevolato durante la lavorazione del film. Il rapporto tra gli attori in un set è molto importante…
Noi stiamo avendo una conversazione, stiamo avendo un rapporto, c’è uno scambio di energia ed questo quello che deve accadere in un set. L’altro attore è essenziale per la tua interpretazione.
A Hollywood può capitare di recitare con qualsiasi cosa, un albero, un cane, ma non c’è migliore energia che nasce dalla collaborazione con un altro attore. Nicole ha voluto molto questo progetto, si è impegnata al massimo, e quando giravamo delle scene insieme sentivo tutta la sua energia. Mi ricordo che durante una scena io dovevo stare in silenzio, semplicemente ad ascoltarla ed è stata straordinaria, è stata in grado di comunicarmi tutto quello che sentiva. Il rapporto tra due attori in un set è importante proprio perché è necessario per comunicare allo spettatore tutto l’amore e tutta l’energia del film. A Hollywood spesso è più importante che gli attori siano ben nutriti e pagati piuttosto che comunichino la giusta energia agli altri.
È l’amore la cosa più importante che tiene insieme un film.

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