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  • Moros Eros: Jealous Me Was Killed By Curiosity

    Moros Eros

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Tutti i colori della Vittoria

Presentati un anno e mezzo fa come i “bambini prodigio” della Victory Records, i Moros Eros da Marietta, Georgia, sfornano un’opera seconda estremamente variegata che sembra voler coprire, da un lato, tutti i generi comunemente associati con la loro etichetta discografica (hardcore, post-hardcore, punk, metalcore e filiazioni varie), e dall’altro lato si mostra tesa ad accontentare un pubblico più ampio, con decisi sconfinamenti nell’indie rock e in un’orecchiabiltà che verrebbe da definire “mainstream”. Tant’è vero che l’opener “Quit You’re Being Thoughtless”, quasi un dance-punk sincopato ed energico, non può non richiamare alla mente i Modest Mouse; ma basta passare oltre per scoprire come la voce di Zach Tipton – sempre tesa allo spasimo – si adatti senza soluzione di continuità a gridare su sonorità ben più dure e furibonde, per di più condite da tocchi di elettronica quasi à la Mars Volta. E gran parte dell’album si assesta proprio su sonorità che oscillano tra queste diverse reminiscenze: ma la piacevole sorpresa di “Jealous Me Was Killed By Curiosity” è che non si ha mai un’impressione di annacquamento o, peggio, di ruffianeria: il post-hardcore non perde forza se unito al rock, e il rock non è meno commestibile pur associato a sciabolate più radicali. Merito, questo, di una band che suona con grande energia e perizia (saremmo curiosi di sentirli dal vivo) e che soprattutto compone brani imprevedibili, pieni di guizzi di originalità che sanno far coesistere echi diversi. Certo, non sempre la ciambella riesce col buco (il crossover di “Pride And Joy” non sembra propriamente nelle loro corde) e si potrebbe persino sospettare che questo arsenale di generi diversi celi piuttosto una mancanza di personalità. Ma per adesso non sembra questo il caso, e attendiamo con rinnovata curiosità gli sviluppi futuri nella carriera di una band decisamente sottovalutata.

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