Home > Recensioni > Mortuus Infradaemoni: Imis Avernis

Basta un poco di zucchero…

Da bravo duo imparentato con i Lunar Aurora, i Mortuus Infradaemoni non potevano limitarsi a stendervi con un pugno di schitarrate old school; la vera tattica è, sì, farvi ingollare il nero pillolone, ma con una discreta quantità di zucchero. Mary Poppins docet.

Che poi lo zucchero non sia esattamente quantificato in Ville Valo-iani sospiri è fortunatamente ovvio, ognuno s’arrangia come può: qui ci si riferisce a momenti intimi di decadenza quasi-ambient, molto familiari ai parenti succitati. Le sfuriate impazzite d’altro canto si difendono bene, come quelle di tutti gli altri gruppi vagamente dotati.

La scelta vocale è generalmente interessante; sia Nathaniel che Profanatitas offrono infatti i loro contributi, anche se a volte viene da chiedersi a turno che fine fanno. Si ha l’impressione che uno dei due si sia preso una momentanea vacanza. Invece, se prendete in prestito l’amplifon del nonno, vi stupirete del fatto che la voce c’è, quasi impercettibile e soffocata, ma è lì che si lamenta.

Difficile dire se sia una scelta azzeccata o meno, sicuramente però è piuttosto inutile abbassarle il volume fino al punto di non sentirla per niente; già più carino è invece l’effetto delle due voci diverse che si alternano nella title-track.

Stando ai livelli ai quali la Cold Dimensions ci aveva abituati, forse questa uscita è leggermente sotto la media, complice anche il fatto che, quando si parla di musicisti di band già famose e talentuose, sembra dovuta una certa devozione implicita. Per noi no.

L’impressione è che i due ex-batteristi dei Lunar Aurora, dopo la solenne cacciata, abbiano lasciato il cuore nel genere e per ripicca si siano alleati in un gruppo molto ispirato all’ex-band. Quando poi però si vede un attuale membro dei Lunar Aurora come bassista session non ci si capisce più una forca, e ci si limita alla conclusione che qualsiasi cosa volessero dire, l’hanno detta male.

Pro

Contro

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