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Mostra del Cinema di Venezia 2009: Il rumore del silenzio quando fa rumore

È praticamente dai suoi esordi che la storia di Claire Denis è legata a filo doppio a quella della Mostra. Non fa eccezione l’edizione dello scorso anno, in cui la regista ha presentato, fuori concorso, “35 Rhums”, a coronare vent’anni di un’attività non sempre riconosciuta quanto avrebbe dovuto essere, ma abbastanza perché Claire Denis potesse portare questo suo nuovo “White Material”. Il film in concorso è, soprattutto, un ritorno all’Africa, non più quell’Africa – coloniale e rigogliosa dei ricordi d’infanzia della regista – ritratta nel film d’esordio “Chocolat” (non il più celebre film brutto di Lasse Hallström), ma un’Africa contemporanea dilaniata dalle guerre civili e dalla realtà dei bambini soldato, all’interno della quale una donna lotta per non perdere la sua piantagione di caffè. Per quanto Claire Denis non rinunci mai a una struttura narrativa forte, il ridurre le sue opere a una “sinossi” di certo impoverisce quell’instancabile raccontare per immagini, quel lasciare molto poco alla parola, quell’imbattersi in personaggi del tutto estranei alla narrazione ma proprio per questo costitutivi dell’atmosfera che viene a crearsi in film che, anche nel caso del cannibalesco e meno implicito “Trouble Every Day”, si affacciano spesso su temi maschili, ma sempre con disincantata sensibilità.

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