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Mostra del Cinema di Venezia 2009: La Giuria Ufficiale

Credevano di arrivare al Lido, sono arrivati in un cantiere. Non riconoscevano più le usate forme del Casinò, del Palazzo del Cinema. Per fortuna il sacro Excelsior è sempre lì, pronto a proteggerli, coccolarli, confortarli durante l’ingrato compito: giudicare i film del Concorso Ufficiale di Venezia 66. Signore e signori, ecco chi sono i giurati di quest’anno.

Ang Lee – cocco della Mostra, due volte Leone d’Oro. Innegabili doti registiche e diplomatiche per un autore che si muove agilmente fra la natia Taiwan e l’adottiva America senza gioia e dalle contraddizioni irrisolte, che Lee riflette in drammi intimisti ma dal grande respiro. Prevalesse l’orgoglio asiatico che tanto ha dato alla Mostra in anni passati, potrebbe favorire il connazionale Yonfan con “Prince Of Tears” o Pou-si Cheang (Cina-Hong Kong) con “Accident“. Ma i temi a lui cari sono rappresentati più dall’area mediorientale.

Sandrine Bonnaire – attrice e regista di difficile catalogazione. Inizia con Pialat e si specializza in ruoli di donna problematica e/o psicopatica. Sempre ai margini del divismo, lavora poco e bene. Esordisce come regista due anni fa con “Elle s’Appelle Sabine”, un documentario sulla sorella Sabine, davvero malata di mente, e il personaggio Bonnaire acquista in complessità. Mina vagante della giuria, potrebbe farsi portavoce di film scomodi e originali.

Liliana Cavani – cominciano i problemi. Dopo il meraviglioso “Portiere Di Notte” nel 1974, non ha saputo ripetere l’exploit e si è adagiata nel linguaggio dei biopics. I saltuari ritorni alla fiction (fra cui “Ripley’s Game”) non ne riconfermano il talento. Difficile dire quale gusto farà prevalere: la perversione di Tsukamoto col suo nuovo “Tetsuo“? L’affresco storico di Michele Placido con “Il Grande Sogno“? La furia di Herzog e del “Bad Lieutenant”?

Joe Dante – ha regalato Gremlins” e “La Seconda Guerra Civile Americana”, ergo affermiamo: esulterà per Romero e Tsukamoto. O forse no. Dante ha già fatto il suo lavoro per i B-movies a Venezia nel 2004, curando la retrospettiva Italian Kings of B. Che sia giunto il momento di cambiare rotta? Scopriremo un Dante appassionato di Rivette, di Neshat? Vai, ragazzo terribile.

Anurag Kashyap – il giurato che conoscono solo gli specialisti, il nome che garantisce attenzione verso le poetiche più ostiche e minori. Irrinunciabile. Il regista indiano è soprattutto famoso per “Black Friday“, documentario sulla strage di Bombay nel 1993, e per aver collaborato con Danny Boyle in “The Millionaire“. Vista la presenza del cingalese “Between Two Worlds” di Vimukthi Jayasundara, forse lo difenderà.

Sergej Bodrov – il russo ha flirtato con l’Oscar come Miglior Film Straniero coi suoi “Mongol” e “Il Prigioniero del Caucaso”. Originale ma non troppo, aperto a tutti i generi, visionario e poetico, potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso un cinema “feel-good” ma di qualità. Insomma un giurato da compromesso. Serve anche lui, dai.

Luciano Ligabue – bestia nera dei critici esigenti. Ligabue è un cantautore che si è prestato un paio di volte alla regia, prima con successo (“Radiofreccia”, presentato proprio a Venezia) poi fallendo (“Dazeroadieci”, inspiegabilmente presentato a Cannes). Basta per farne un giurato? Dandone per scontato l’onestà e la buona volontà, resta da scoprire quale reale conoscenza del cinema abbia e con che criterio sceglierà i suoi prediletti. Forse quelli con una colonna sonora blues.

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