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Mostra del Cinema di Venezia 2009: Le vie della Giuria sono infinite

Viene da chiedersi come abbiano fatto. E perché, se possibile. Avevano a disposizione la miglior selezione del Concorso Ufficiale degli ultimi anni, talenti attoriali folli e fiammeggianti, altri sommessi e baluginanti come braci. E invece la giuria di quest’anno ha imperscrutabilmente deciso di mandarli tutti a casa a mani vuote. Herzog, Ford, Jayasundara, Hausner, Denis: film diversissimi ma emozionanti, duri, coraggiosi nell’etica e/o nell’estetica. Tutti a casa.

In effetti il vincitore “Lebanon” è intenso e controverso, e colei che scrive lo ha apprezzato. Girato tutto dall’interno di un carro armato israeliano, il film mostra quattro soldati alle prese con il primo giorno di guerra in Libano; claustrofobia e angoscia sono palpabili, per la prima volta si ammette che gli israeliani avevano usato le bombe al fosforo in Libano. Insomma un’opera meritevole, era prevedibile che avrebbe avuto un premio ma non il Leone d’Oro.

Piuttosto, sono l’Argento a “Women Without Men” dell’artista iraniana Shirin Neshat e il Premio Speciale della Giuria alla commediola “Soul Kitchen” del turco-tedesco Fatih Akin a risultare incomprensibili: si tratta di opere facili e lievemente ruffiane. Pare quasi che la giuria abbia premiato più le origini etniche dei registi che non i loro film.
La buona novella arriva con la Coppa Volpi di cui è stato insignito il bravissimo Colin Firth per il meraviglioso melodramma “A Single Man” di Tom Ford; quanto all’altra Coppa Volpi vinta da Ksenia Rappoport per “La Seconda Ora” di Giuseppe Capotondi, andrebbe anche bene se non ricomparissero alla memoria la straordinaria Sylvie Testud di “Lourdes” o l’impeccabile Julianne Moore di “A Single Man”.

Il premio Marcello Mastroianni per un attore emergente è stato assegnato a Jasmine Trinca (per “Il Grande Sogno”) che di emergente ormai non ha più nulla. Altro mistero da non indagare.
L’Osella per la miglior scenografia è andata a Jaco Van Dormael per “Mr. Nobody”, capolavoro martoriato dai tagli imposti dalla produzione, mentre il graffiante Todd Solondz ha conquistato l’Osella per la miglior sceneggiatura con “Life During Wartime”: sembra un contentino per il vero cinema.

Dicevamo, come hanno fatto? Dopo aver visto “A Single Man” si era certi che Ang Lee lo avrebbe amato alla follia; si sperava che Sergej Bodrov appoggiasse lo scriteriato Herzog, o almeno la selvaggia Denis. E magari lo hanno anche fatto, ma la motley crew di quest’anno ha forse dovuto bilanciare gusti, esperienze e livelli culturali troppo diversi. Insomma un’occasione sprecata, ma anche un Festival di altissimo livello che lasciamo con dispiacere, portandoci via un fardello di immortali memorie cinematografiche.

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