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Mostra del Cinema di Venezia 2010: I film in concorso

Nonostante le defezioni di Malick e Fincher che hanno deluso chi aveva seguito i rumors, il concorso di Venezia 67 è nutritissimo, con 23 titoli (di cui uno a sorpresa che verrà annunciato il 6 settembre). Il trait d’union indicato da Müller è l’età anagrafica degli autori: una generazione di quarantenni (tranne un’eccezione giustificatissima) per fare della mostra la cartina di tornasole dello spirito del tempo.

Si è già detto molto su “Black Swan” il thriller psicodark di Darren Aronofsky (Leone d’oro 2008 con “The Wrestler”) che sarà anche uno dei film dell’emozionante serata d’apertura del festival (vero evento-gemma di Müller) insieme con “Jingwu fengyun – Chen Zhen” di Andrew Lau e “Machete” di Robert Rodriguez, entrambi fuori concorso. Si è parlato meno di Pablo Larraín che, dopo l’intenso “Tony Manero” in concorso a Torino, torna in Italia con “Post Mortem” sul golpe contro il presidente Allende. Altri ritorni europei importanti al Lido sono: Tom Tykwer (dopo “Lola Corre” – 1998) con “Drei“, un film che già nel titolo presenta il tema del triangolo sentimentale; Abtellatif Kechiche (dopo “Couscous” – 2007) stavolta con “Venus Noire“, un bio-pic sulla vita tragica di Saartjie Baartman; Francois Ozon (dopo “5×2″ – 2004) con “Potiche“, che annovera Depardieu e la Deneuve nel cast. Oltre a Kechiche e Ozon la rappresentanza francese in concorso può contare anche su “Happy Few” di Antony Cordier, ennesima scommessa della Why Not Productions dopo il successo ottenuto da Il profeta di Jacques Audriard.

Ottimo come sempre il lavoro svolto da Giulia D’Agnolo Vallan per lo scouting dei titoli made in USA. A partire da Sofia Coppola, l’americana più di casa in Italia, che ha ambientato il suo “Somewhere” proprio tra Los Angeles e il nostro Paese. Anche “Miral” segna una graditissimo ritorno al Lido, quello di Julian Schnabel, che aveva esordito nel 1996 a Venezia con “Basquiat”, incantato la critica nel 2000 con “Before Night Falls” per poi scegliere Cannes nel 2007 e ricevere il Prix de la mise en scène con “Lo Scafando E La Farfalla”. Ma il colpaccio della spedizione americana a Venezia si chiama Monte Hellman, settantottenne (ecco l’eccezione anagrafica) regista indipendente, socio in passato di Jack Nicholson nella Proteus Film che sfornò cult movies come “La Sparatoria” (1966) e “Strada A Doppia Corsa” (1971) . Il suo thriller metacinematografico “Road To Nowhere” è indiscutibilmente uno tra i film più attesi di tutto il festival. Piccola nota di colore: Hellman è stato produttore esecutivo di “Reservoir Dogs” (“Le Iene”), il film che ha acceso i riflettori su Quentin Tarantino, oggi presidente di giuria a Venezia 67. A completare la sezione americana del concorso sono due indipendenti per eccellenza: Vincent Gallo, personaggio carismatico e difficilmente inquadrabile in uno schema rigido, con l’autofinanziato “Promises Written in The Water” e Kelly Reichardt, regista premiata a Toronto 2008 per l’intenso “Wendy And Lucy”, con “Meek’s Cutoff“.
[PAGEBREAK] Ben quattro gli italiani in competizione: dall’esordiente Ascanio Celestini con “La Pecora Nera” (che prosegue il lavoro di ricerca documentaria e performativa fatto dall’autore sulle storie dei pazienti dei manicomi) all’interminabile “Noi Credevamo” di Mario Martone (ben tre ore e mezza di durata), passando per “La Solitudine Dei Numeri Primi” di Saverio Costanzo (tratto dal pluripremiato best-seller di Paolo Giordano) e “La Passione” di Carlo Mazzacurati, ospite fisso di questa edizione, presente con ben due film nelle selezioni ufficiali e con Notte italiana nella Settimana della Critica.

Oltre agli Stati Uniti è l’Asia l’altro architrave di questa edizione. Innanzitutto Anh Hung Tran, regista nato in Vietnam e cresciuto in Francia, Leone d’Oro nel 1995 con “Cyclo”, tornerà dopo 15 anni a Venezia con “Norvegian Wood“, melò ispirato dal bestseller di Haruki Murakami. Un altro ritorno graditissimo è quello del cinese (Hong Kong) Hark Tsui (dopo “Time and Tide” – 2000), che ritorna al wuxiapian con la detective story “Detective Dee And The Mystery Of Phantom Flame“. Dal Giappone invece arriva Takashi Miike per eguagliare la presenza di Mazzacurati, portando al Lido “13 Assassins” in concorso (dopo “Sukiyaki Western Django” – 2007) e i due “Zebraman” (l’originale del 2004 e il sequel del 2010 in anteprima) entrambi fuori concorso.

Completano il programma della competizione autori del calibro di Aleksei Fedorchenko (Orizzonti Doc Award 2005 con “First On The Moon”) con “Silent Souls“, il vulcanico spagnolo Alex de la Iglesia con “Balada Triste De Trompeta“, l’artista visiva greca Athina Rachel Tsangari con “Attenberg” e il canadese Richard J. Lewis, regista e produttore della celebre serie tv CSI (Crime Scene Investigation) che porterà al Lido “Barney’s Version“, trasposizione filmica del celebre romanzo di Mordecai Richler con Dustin Hoffmann nel cast.

Tanto, anzi, tantissimo, a cui va aggiunto anche il film a sorpresa, nella speranza che possa essere all’altezza dei rumors che i fan di Malick stanno cominciando a rimettere in circolazione.

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