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Mostra del Cinema di Venezia 2010: Nuovi Orizzonti

Gli Orizzonti di Venezia si ampliano: da quest’anno, la sezione nata nel 2004 accoglie tutte le opere “fuori formato” – spazio dunque a documentari e cortometraggi – e gli autori formatisi e operanti in diversi ambiti artistici ed espressivi.

«È della fluidità del cinema contemporaneo che volevamo rendere conto, con scelte che mettono a confronto opere che innovano nel tradizionale supporto di celluloide e sperimentazioni elettroniche-digitali. Stili e sguardi, insomma, molto diversi tra loro sull’audiovisivo e sul mondo»: così il direttore della Mostra Marco Müller descrive il percorso costruito per il 2010, un percorso che alle visioni si propone di affiancare un “laboratorio” di discussioni e incontri tra pubblico e autori: oggetto di studio, il cinema di oggi, nelle sue contaminazioni con le altre arti, nelle sue molteplici forme linguistiche, un cinema non necessariamente – o comunque non solo – “sperimentale” nella tecnica ma soprattutto concentrato su un’elaborazione nuova dei contenuti, un cinema radicato nel presente, criticamente curioso verso il futuro (si veda lo spazio dedicato alla “crisi” delle immagini) e con solidi legami col passato (ecco allora l’approfondimento storico e il documentario).

Per agevolare l’orientamento nei ricchissimi percorsi della rinnovata sezione e giungere così ad individuare le tendenze tematiche e stilistiche del nostro presente artistico-visivo, i curatori hanno individuato dieci percorsi tematici (anche se, precisa Müller, «solo a selezione fatta, il programma si è organizzato per linee progettuali comuni ai registi»), da intendere come semplici suggerimenti e non come steccati rigidi, tanto più che diverse opere possono agevolmente adattarsi a più d’una definizione.

Il primo punto dell’ideale decalogo, “Fare testo“, si interroga sul rapporto tra parola – intesa anche come voce fuori campo – e immagine, e comprende, tra i tanti possibili snodi, “Painéis de Säo Vicente de Fora, Visäo Poética (The Panels of Säo Vicente de Fora, A Poetic Vision)” di Manoel De Oliveira, cortometraggio dedicato all’opera pittorica di Nuno Gonçalves (VI secolo).
Sui differenti approcci di scrittura cinematografica si concentra il secondo itinerario, “La vita come sceneggiatura“: ecco dunque la fiabesca “Belle Endormie” di Catherine Breillat (è il film di apertura, quello di chiusura sarà “Ok-hui-ui yeonghwa” di Hong Sang-soo) scontrarsi con i letterari “Malavoglia” di Pasquale Scimeca; ecco Juan Rulfo, romanziare messicano raccontato da Guillermo Arriaga di fianco al “The Agent” di Vincent Gallo.

L’immagine disturba il reale” si tuffa nelle relazioni tra cinema e arti visive, presentando agli spettatori l’artista inglese Emily Richardson, con il suo “The Futurist” girato all’interno di una sala cinematografica degli anni ’20, e i russi Galina Myznikova e Sergey Provorov che, in duo col nome di Provmyza, sono attivi nei campi della performance, della scultura, della fotografia e del video; a Venezia propongono “Voodushevlenie (Inspiration)”.

Si passa per il curioso itinerario 4, “Gli animali ci guardano“, e si arriva a “Avete detto documentario?” e “L’orrore documentato“: «Lontano dalla retorica televisiva e dalle scritture automatizzate, ci sono ancora cineasti che “documentano”», dice ancora Müller. Per Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri il passato da indagare è quello di Padre Alberto Maria De Agostini (1883-1960), missionario nella Terra del Fuoco, un’opera che potrebbe rientrare nelle tappe successive, “Tante storie dalla Storia” e “Geografie del sogno“.

La crisi c’è (anche nelle immagini)“, recita il penultimo itinerario di Orizzonti, perché ” Tutte le crisi della storia del cinema hanno provocato la crisi delle immagini vechie e nuove”; in “Robinson in Ruins” – che segue “London”, presentato alla Berlinale 1994, e “Robinson in Space” – è la voce di Vanessa Redgrave a punteggiare il viaggio e le ricerche in soggettiva del professor Robinson, in quella che si configura come un’analisi della crisi del 2008.

Infine, “L’animazione“, con un’insieme di proposte che spaziano dalla computer grafica alla videoarte al videoclip; “Non si può far nulla contro il vento” è un lavoro dei Flatform, artisti milanesi che lavorano prevalentemente con videoinstallazioni e installazioni mobili.

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