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Mostra del Cinema di Venezia 2011: Altro che “buco”!

“Buco”. È una delle parole più abusate negli articoli e negli editoriali in questi primi giorni della mostra lagunare.

Per chi ancora non lo sapesse qui al Lido il sostantivo si riferisce all’enorme cratere, ben visibile dai piani alti del Casinò, che delimita le fondamenta su cui sorgerà il futuro palazzo del Cinema. Le penne più malevole erano già pronte a sfruttare il “buco” come metafora apocalittica per parlar male di questa 68° edizione (e alcuni lo hanno fatto): “il buco nero che risucchia la mostra“, “non tutte le mostre escono col buco“, “una mostra che è un buco nell’acqua“.

E forse proprio annusando i rischi di tali potenziali cattiverie ispirate al “buco” Paolo Baratta e Marco Müller, rispettivamente presidente della Biennale e direttore della Mostra, si sono dati da fare per salvare la Mostra (e la faccia) e dirigere l’attenzione mediatica su altro. Baratta si è dato da fare valorizzando i luoghi storici della kermesse (dal restyling della Sala Grande, più capiente e confortevole, alla gestione diretta del celebre Lion’s bar ribattezzato “leone d’oro”) e creandone di nuovi come l’area della caserma Pepe vicino San Nicolò che ospiterà feste serali e il ristorante dell’aeroporto Nicelli che rimarrà aperto fino a tarda notte.

Müller ha operato invece un vero e proprio cup de theatre inserendo nel programma di Venezia 68 tutte anteprime mondiali, evento unico nella storia della Mostra, con lo scopo di ridare prestigio e visibilità internazionale ad una competizione che negli ultimi anni si era rivelata sottotono. E se ciò non dovesse bastare – avrà pensato il saggio Müller – riempirò questa edizione di star d’oltreoceano.

L’emblema di questa scelta è l’arrivo di Madonna, che sembra aver già polarizzato l’attenzione dei media. Hollywood sembra aver trovato in Italia una seconda casa proprio come George Clooney regista del film d’apertura “The Ides Of March” con Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Ryan Gosling, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood.

Keira Knightley, Viggo Mortensen e Vincent Cassel sono invece presenti in “A Dangerous Method” per la regia di David Cronenberg; Roman Polanski ha assoldato per il suo “Carnage” star del calibro di Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz e John C. Reilly; e ancora Matt Damon, Marion Cotillard, Gwyneth Paltrow e Jude Law nell’apocalittico “Contagion” diretto da Steven Soderbergh e Matthew McConaughey ed Emile Hirsch nel film di William Friedkin.

Ma non di solo Hollywood vive il cinema. Abel Ferrara, Sion Sono, Aleksander Sokurov, Yorgos Lanthimos, Ann Hui, Philippe Garrel dovrebbero non far storcere il naso a chi mal digerisce un eccessiva presenza di star e glamour a stelle e strisce. Senza dimenticare i nostri Crialese, Comencini e Gipi dai quali ci si aspetta molto.

Insomma – penseranno sempre Baratta e Müller – in presenza di cotanta roba dobbiamo proprio stare a parlare di questo maledetto “buco”?

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