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Mostra del Cinema di Venezia 2011: Settimana Internazionale della Critica

Sono tutte opere prime “di finzione” i nove film in prima mondiale della 26esima Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia ma la pratica del documentario compare nel curriculum di più d’uno degli autori selezionati dalla commissione del SNCCI: l’argentino Hernán Belón, l’italiano Guido Lombardi, l’israeliana Michale Boganim, il francese Cyril Mennegun e la tedesca Jessica Krummacher hanno tutti alle spalle esperienze professionali o percorsi di studio nutriti di cinema del reale.
Degli altri, Francesco Lagi viene (anche) dal teatro, lo svedese Simon Kaijser da Silva dalla televisione, il messicano Kyzza Terrazas dalla scrittura, il canadese Guy Édoin dai cortometraggi.

Conosciamoli meglio.

Stockholm Östra” è il film d’apertura fuori concorso:il regista Simon Kaijser da Silva e la sceneggiatrice Pernilla Oljelund sono cresciuti nel mondo delle serie tv (lei ha scritto diversi episodi di “Wallander”) e i compilatori del pressbook si preoccupano di puntualizzare come l’«apprendistato televisivo» non abbia ingabbiato le ambizioni dell’autore che, alla sua prima prova nel lungometraggio, sceglie un dramma familiare sull’accettazione del lutto. Nel cast, Mikael Persbrandt e Iben Hjejle.

Si cambia genere con l’altro film – di chiusura – fuori concorso, la commedia grottesca anti-militarista “Missione di Pace” di Francesco Lagi. Attori noti (di cinema e teatro) e un regista abituato a passare dal linguaggio del corto e del videoclip musicale a quello del palcoscenico.
Si scomodano nomi grossi per promuovere “Missione di pace”, da Pirandello a Beckett per lo smarrimento dei personaggi, da Monicelli (per la sua “Armata Brancaleone)” a Altman (per “M*A*S*H”); di certo Lagi punta in alto con una forma ardita di contaminazione scegliendo tuttavia, come sostegno nel lavoro di sceneggiatura, un solido terzetto formato da Umberto Contarello, Filippo Gravino e Marco Pettenello.
[PAGEBREAK] I setti titoli della sezione competitiva si contendono il Premio del pubblico “KINO” di 3.000 euro: partiamo l’esplorazione da “El Campo” di Hernán Belón, coproduzione che coinvolge anche l’Italia, economicamente con Cinecittà Luce e artisticamente con gli autori delle musiche Antonio Fresa e Luigi Scialdone. La Settimana della Critica 2011 ha frugato il globo in cerca di titoli caratterizzati da «coraggio estetico e disinvolto uso del mezzo» e “El Campo” si inserisce nel percorso per la sfida lanciata alle abitudini mentali degli spettatori, specialmente quando si parla degli schemi narrativi seguiti dal cinema di genere, in questo caso il thriller. Nel film di Belón abbiamo una tipica casa isolata e un’ancor più tipica famiglia impaurita da pericoli indefiniti ma – promettono i selezionatori – nulla è come appare.

I più attenti sapranno già (anche LoudVision ne ha parlato) che l’attore messicano Gael García Bernal da qualche tempo si cimenta con la regia: il suo “Deficit”, presentato alla Semaine della Critique di Cannes 2007, era scritto da Kyzza Terazas. Nato a Nairobi, passato per la New York University, autore di due libri di racconti, il giovane Terazas ora è a Venezia con “El Lenguaje de Los Machetes“. Una giovane coppia – attivista politico lui, cantante punk lei – progetta un attentato suicida. Perché?
La musicista Jessy Bulbo recita nei panni della protagonista e firma la colonna sonora.

La contaminazione linguistica sembra essere il punto di forza anche di “La Bàs“, «gangster-noir» girato da Guido Lombardi con «taglio quasi documentaristico». Il regista è nato a Napoli nel ’75 e al Lido era passato già l’anno scorso con il corto “Vomero Travel” alle Giornate degli Autori.
“La Bàs” è un racconto di criminalità, immigrazione, conflitti familiari e violenza ambientato a Castel Volturno e proprio la famiglia dovrebbe rappresentare, nelle intenzioni della commissione della Settimana, il filo comune tematico di buona parte della selezione.

Se per “famiglia” si intende, in senso allargato, comunità, storia personale e rapporto con la propria cultura d’origine, la definizione è certamente valida per Michale Boganim. Documentarista dalla vasta formazione accademica, sa portare nei propri lavori una passione per le persone, l’immaginazione e la memoria. Il suo “Odessa… Odessa!” (2005), proiettato anche in Italia ai Festival di Pesaro e Trieste, era un romanzo cinematografico sulla nostalgia, un appassionanite viaggio psichico prima che geografico tra le parole, i racconti e le canzoni della vecchia comunità ebraica, ormai quasi completamente dispersa, della città sul Mar Nero.
Venezia ospita “La Terre Outragée“, il primo lungo “di finzione” della regista israeliana: la “terra” del titolo è quella di Prypiat, cittadina ucraina che nel 1986 subisce le conseguenze dell’esplosione avvenuta nella vicina centrale nucleare di Chernobyl. Tra gli interpreti principali, Olga Kurylenko.
[PAGEBREAK] Guarda al presente e alla crisi economica Cyril Mennegun con “Louise Wimmer“, storia di una donna che, dopo un passato fatto di tranquille sicurezze, vive un presente di precarietà totale, nel lavoro, negli affetti e nelle relazioni personali; autore di cortometraggi e documentari, Mennegun negli anni scorsi ha ottenuto un buon riscontro con “Tahar L’Étudiant” (2007), una docu-fiction che vedeva protagonista l’attore Tahar Rahim.

La famiglia torna prepotentemente come nucleo narrativo di “Marécages“, un dramma ambientato in una fattoria del Canada rurale, luogo scelto non a caso dal giovane regista Guy Édoin, figlio di allevatori.
Non di solo lavoro nei campi si parla però in “Marécages” che anzi, raccontando i turbamenti emotivi e sessuali del giovanissimo protagonista, è tra i primi film veneziani ad essere stato messo in lista per il Queer Lion Award.

Chiudiamo con Jessica Krummacher: berlinese, poco più che trentenne, a Venezia porta “Totem“, il suo lavoro di diploma (scritto, diretto e montato); è la storia di Fiona, una ragazza assunta come domestica da una famiglia in cui membri riveleranno ben presto comportamenti crudeli, inquietanti e morbosi. E a farne le spese sarà ovviamente Fiona, il corpo estraneo, lo straniero.

Non ci sarà proprio da fidarsi, delle famiglie, in questa Settimana della Critica. L’auspicio è che, come scrive Francesco Di Pace nel presentare il programma, intorno a questi conflitti familiari ruoti davvero «l’estrema e disperata ricerca di un cinema che ancora ama farsi portatore di segnali di rinnovamento in una realtà di crisi globalizzata».

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