Home > Rubriche > Eventi > Mostra del Cinema di Venezia 2011: Sokurov, l’umiltà del Leone

Mostra del Cinema di Venezia 2011: Sokurov, l’umiltà del Leone

Ci sono molti modi di ricevere un premio.
Si può, con la vittoria in pugno, salutare chi ha perso e dire “sei proprio bravo ma stavolta ho vinto io!”, come Michael Fassbender che, mostrando la Coppa Volpi, cita il suo mito di gioventù Gary Oldman.
Si possono puntualizzare i meriti della propria opera come Emanuele Crialese, ansioso soprattutto di andare a festeggiare, o si può augurare a sé e ai propri vicini un futuro di successi maggiori, come Sion Sono, regista di “Himizu”, col suo auspicio di vedere nuovi e giovani attori giapponesi costruirsi brillanti carriere internazionali.

E poi c’è Aleksandr Sokurov.
Il regista russo e il suo Leone d’Oro conquistato con “Faust” siedono per ultimi al tavolo delle (estenuanti) conferenze stampa dedicate ai vincitori in coda alla serata finale della Mostra del Cinema, quando ormai tutti sono stanchi e seguirebbero volentieri Crialese al primo party lungo il Lido.

«Siamo venuti a Venezia non per vincere ma semplicemente per far vedere il film, per avvicinarlo alla gente. Siamo stati capiti, è una cosa che non accade spesso e ne siamo davvero grati.
Ringrazio il presidente di giuria perché è difficile comprendere il lavoro di un’altra persona e ancor più difficile è riconoscere risultati artistici alti quando a raggiungerli è qualcun altro» esordisce Sokurov con una calma pensosa che suona irreale nella sala conferenze mezza svuotata.

«Credo che il sistema del concorso sia superato, bisogna inventarne uno nuovo e fare mostre d’arte, non fiere delle vanità. È difficile da accettare ma, credetemi, qualche volta le minoranze hanno ragione: se la cultura continuerà a essere così morbida e delicata saremo annientati», continua il regista, spazzando via tutte le chiacchiere di soddisfazione per la vittoria ascoltate fino a quel momento, tutti i sentimenti competitivi, tutta la legittima e umana voglia di affermazione degli altri trionfatori veneziani.
Forse Sokurov non è umano. O forse finge.
Ma a uno che alle dieci di sera dell’ultimo giorno di Mostra, col Leone in mano, vuole parlarti delle «preferenze coloristiche del carattere tedesco», devi credere per forza.
E allora ascoltiamolo, Crialese e le sue feste possono aspettare.
[PAGEBREAK] «Ho cercato di definire le mie impressioni sulla luce e sul colore basandomi sull’opera dello stesso Goethe: noi oggi parliamo di effetti speciali e color correction, ma Goethe c’era già arrivato molto tempo fa. Per me in “Faust”, ancor più che l’aspetto filosofico, era importante capire in che colore il popolo tedesco si esprime: ho portato avanti approfondite ricerche pittoriche e nutro sentimenti di riconoscenza verso l’800 e il ‘900 perché hanno saputo mantenere la tradizione della pittura realista, proprio in termini di colore e di luce».

Sull’aspetto visivo di “Faust” hanno lavorato il direttore della fotografia Bruno Delbonnel e il colorista Peter Doyle: «Professionisti eccellenti, figure che non sempre riescono a esprimersi pienamente nel cinema commericiale e che perciò dinanzi a un lavoro difficilissimo come quello di “Faust” si impegnano in maniera incredibile».
Sokurov è altrettanto soddisfatto degli attori tedeschi che ha chiamato sul set, «interpreti di gran livello, certamente non peggiori degli americani ma nessuno li vede e nessuno li conosce. Eppure la cultura tedesca è fondamentale per l’Europa e tutta la cultura europea, compresa quella italiana, ha un grande significato per noi in Russia.
Senza interventi statali sarà impossibile andare avanti, so che in alcune nazioni i ministeri della cultura non esistono più e piccoli spazi dedicati sono presenti ormai solo sui canali tv tematici, così le emtittenti più grandi si sentono esonerate dal dovere di informare sulla cultura. Stasera mi rivolgo specialmente a voi italiani e al vostro ministro della cultura: insistete, è troppo importante. Ho sentito poco fa Vladimir Putin al telefono e ho ripetuto le stesse cose anche a lui».

Riportato sul terreno pratico della distribuzione in sala e dei biglietti da staccare, Sokurov non si scompone: «Se il pubblico vorrà vedere “Faust” sarò felice ma non ho intenzione di sprecare soldi e fatica in promozione e serate di gala, sono contrario. Al film non serve lo spettatore, è lo spettatore che ha bisogno del film».

Scroll To Top