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Mostra del Cinema di Venezia 2011: Una giornata della Madonna

Il settembre veneziano parte all’insegna del pop. Non del cinema d’autore. O meglio: i piatti della bilancia combaciano, e per un Polanski attesissimo c’è una Madonna pregata.
Si prega per riuscire a vedere “W.E.“, secondogenito della Ciccone regista, presentato Fuori Concorso. Le proiezioni in Sala Darsena, Sala Grande e Palabiennale non basteranno. Tutti la vogliono. Tutti la cercano. Chi ne deve scrivere, chi ne deve parlare. Chi bene, chi male. Ma qui, al secondo giorno di Mostra, è tutto per lei.

Strano. Venezia non è Hollywood. Venezia è l’approdo dell’alta qualità orientale. A Venezia ancora esistono i cinefili.

Ecco, i cinefili. Che strana razza. Snob per antonomasia, simbiotici con il divano, se di fronte c’è uno schermo. Instancabili consumatori di nastri da videocassetta e ottimi ricercatori di copie d’epoca di film d’autore. Guardano e criticano. Ne discutono tra loro. Si arrabbiano e non piangono neanche per i finali più dolci. Anzi, odiano l’happy ending. D’inverno attendono Berlino. Poi c’è la primavera di Cannes e d’estate il mare è solo sul maxischermo. Perché c’è Locarno e poi, finalmente, Venezia.

La Serenissima per loro non è una città romantica; non esistono ponti, né laguna. C’è il Lido. E il colore del catalogo diverso ogni settembre. Ci sono le code fuori le sale e le urla fastidiose per la passerella. I red carpet non esistono. ‘Perché non fare una Mostra dedicata solo alle passerelle?’, direbbero. Il loro sogno è una rassegna di soli cinefili. Si riconoscerebbero subito e sarebbero meno timidi in fila con gli altri. Intendono separarsi dal resto del pubblico, da chi ne ricava soldi (aka gli addetti ai lavori) e chi ne ricava autografi (loro gli autografi non li cercano. Mai.).

E invece eccoli qui i cinefili della Sessantottesima. Ben amalgamati con i fan accampati dalla mattina anche solo per uno sguardo della Ciccone. Giacche di lino per i primi, magliette coloratissime per i secondi.

Per un giorno, all’ombra del numero 68, si mescolano. Confondendosi e prevaricandosi. Perché alle urla di chi resiste un’intera giornata dietro le transenne, fa da contraltare un giornalista/critico/produttore/studente accreditato in coda per la proiezione di “W. E.”. Quando il pubblico ancora non può mostrare il proprio biglietto come trofeo di guerra.

Insomma, i cinefili fremono per stare sul pezzo, come si suol dire. I fan fanno tutto solo per devozione. Müller invece insegue l’oro per la sua creatura, attendendo spazio sulle riviste e un paio di minuti tra le news di Mtv.

Marco, ce la puoi fare: Italians do it better.

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