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Mostra del Cinema di Venezia 2012: “Bad 25″, Spike Lee su Michael Jackson

Uno scroscio di applausi ed esaltazione collettiva come ad un concerto rock hanno accolto la proiezione di “Bad 25“, il documentario su Micheal Jackson girato da Spike Lee (in pantaloni, mocassini e cappellini alla Jacko) che ha ritirato il Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker durante una cerimonia molto glamour in Sala Grande. Il regista cult americano racconta il processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’album “Bad”, 45 milioni di copie vendute, in occasione dei 25 anni dall’uscita, e di nuovo nei negozi in un’edizione ricca di contenuti extra dal 18 settembre.

Terzo album di Jackson, “Bad” arriva dopo il successo planetario di “Thriller”, 100 milioni di copie vendute, ed è una sfida vinta: “I Just Can’t Stop Loving You”, “Bad”, “The Way You Make Me Feel”, “Man in the Mirror” e “Dirty Diana” arrivano in vetta alla classifica americana, un record per un album che piazza al numero uno cinque singoli di fila, e che solo Katy Perry è riuscita ad eguagliare con “Tennage Dream”.

Spike Lee, che ha collaborato con Jackson nel 1996 realizzando due video per “They Don’t Care About Us”, realizza un documentario con una struttura potente: interviste a tutti coloro che hanno collaborato con Jacko per la realizzazione dell’album: produttori – il leggendario Quincy Jones, produttore dei primi tre album, è presente nei contributi di repertorio – tecnici del suono, coreografi e ballerini, musicisti, registi di quelli che Jackson non ha mai chiamato videoclip ma cortometraggi, a partire dal leggendario video di “Bad” girato nella metropolitana di New York da Martin Scorsese. Come valore aggiunto, alcuni video inediti girati dallo stesso Jackson come prove delle coreografie o come spunti per idee di video e pubblicità.
[PAGEBREAK] «Una lettera d’amore a Micheal Jackson», così lo definisce il regista raccontando di essere cresciuto con il re del pop, «io sono del ’57, lui del ’58, come Prince. Sono cresciuto con Michael Jackson. Quando nel 1969 andava in tv da Ed Sullivan con i Jackson 5, volevo essere lui. Avevo la capigliatura afro come la sua, ma mi fermavo lì non sapendo né cantare né ballare. Fare questo film è una delle cose più belle della mia vita».

Prendete Spike Lee, portatelo da Jonathan Demme, e gli spiegherà come si gira un documentario musicale. Se “Enzo Avitabile Music Life” del regista premio Oscar per “Il silenzio degli innocenti”, uno che di tensione narrativa se ne intende insomma, è a metà tra folklore, esibizione live e il seguire pedissequamente il grande musicista napoletano in un’entusiastica esaltazione dello stesso, senza però dare allo spettatore informazioni sul processo di creazione della sua musica, per di più con uno stile di ripresa scialbo; ecco, se il film di Demme non ci fa conoscere realmente la musica di Avitabile, Spike Lee presenta un Micheal Jackson inedito, attraverso una scelta artistica molto semplice: concentrarsi sul suo lavoro, soprattutto andando a scandagliare il processo creativo della sua musica, con le interviste e il materiale inedito, e lasciando da parte la spettacolarizzazione della sua vita privata.

«Uno dei motivi per cui ho accettato di fare “Bad 25″ è perché mi si chiedeva di concentrarmi solo sulla musica – spiega il regista in conferenza stampa, presentandosi con la maglietta del film – in mezzo a tante chiacchiere su Michael, spesso il suo genio musicale non ha avuto la meritata attenzione. Qui si vede il sangue, il sudore e le lacrime che ci sono dietro questo capolavoro.
Michael non era mai soddisfatto, voleva continuare a crescere e migliorare, come tutti i veri artisti e si ispirava ai grandi di tutte le arti, da Bob Fosse a James Brown».

Un ritratto lucido e appassionante dell’artista, che aiuta a comprendere la sua musica, da dove viene e cosa ha rivoluzionato nel genere pop e nel modo di percepire ciò che diventa icona.

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