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Venezia 71, Gabriele Salvatores racconta Italy in a Day

Gabriele Salvatores sembra entusiasta del suo “Italy in a Day“, il progetto di film collettivo in versione italiana basato sull’idea del “Life in a Day” voluto da Ridley Scott e diretto da Kevin McDonald. L’abbiamo incontrato qui alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha presentato il film fuori concorso e ha raccolto un successo inaspettato di pubblico e critica.

“Italy in a Day” arriva al cinema per un giorno il 23 settembre, e il 27 settembre andrà in onda su Raitre.

Ti aspettavi una reazione così emotiva da parte degli spettatori?
Ho saputo che molti si sono commossi, ma no, non cercavamo proprio la commozione. Ma penso che quando si tocca la realtà con sincerità, forse questa reazione è naturale. I temi affrontati nei video ci riguardano, e guardandoli penso che ognuno si sia fatto il proprio “montaggio interno”. Io credo, e forse non sarete d’accordo, che il racconto della realtà oggi lo fanno meglio i mezzi contemporanei come TV e web, che non il cinema. Il cinema può raccontare in collaborazione con i mezzi moderni, ma con la responsabilità di riprendersi il suo potere particolare, che come diceva Derrida, è quello di “rievocare fantasmi”.

E tu, ti sei emozionato?
Sì, più di una volta, e anche io per cose personali. Ad esempio a me a colpito la signora con l’alzheimer che non ricorda il nome del figlio (Gabriele, come me!); e poi il finale del film su Piazza Plebiscito a Napoli con i tre ambulanti che suonano Amapola di Morricone (da “C’era una volta in America” di Sergio Leone), e sullo sfondo si vedono le case dei quartieri spagnoli, dove sono nato. Una coincidenza imprevedibile, ma quando è arrivato quel video non potevo non mettercelo!

La colonna sonora del film è dei Deproducers. Come siete arrivati a collaborare con loro?
Non avevi mai lavorato con loro, anche se ovviamente li conoscevo singolarmente di fama. Avevano però già lavorato con Indiana, la società di produzione del film. Hanno fatto un lavoro molto difficile, quello di mettere la loro creatività al servizio dei vari video senza prevaricarli, e sono riusciti a adattarsi alle emozioni di ogni singola scena.

All’uscita dal film torna alla mente la celebre frase di Carlo Mazzacurati: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”.
A Carlo Mazzacurati devo tantissimo. “Marrakech Express”, il primo film che mi ha fatto conoscere, l’ha scritto lui e doveva inizialmente anche dirigerlo. Quando poi è passato in mano a me l’ho chiamato e mi ha detto: “Guarda, potrei anche romperti i co***ni. Ma siccome non mi fanno fare il film per mancanza di tempo sarebbe [stupido] perdere anche solo un secondo a impedire a qualcuno di farne un’altra”. Quella frase che citavi non mi è tornata in mente, sennò l’avrei messa proprio in testa al film. La gentilezza non è remissione o non avere idee. La parola viene da “gente”, “cittadini”, e il rapporto con questi compagni di viaggio della vita deve essere almeno di ascolto. L’Italia che viene fuori da questi video è depressa? Depressa è un eufemismo; l’Italia in realtà è indifferente, e la crisi economica rende la gente impaurita e più incline a curare i propri interessi. Non è un caso che nel film non ci sono filmati di persone ricche. Un motivo ci sarà.

Tanti bambini, tante nascite in questo film.
Sì, c’erano molti video di bambini, la cosa poteva sembrare noiosa, ma abbiamo cercato i più spiritosi.

Fra i video esclusi c’è stato qualcosa di esagerato, di estremo? Io mi aspettavo più video trash, e qualcuno ne è arrivato (ad esempio il video di uno nudo in bagno). E mi aspettavo più rabbia. Invece non sono arrivati video di questo genere. Diciamo che quello che è finito nel montaggio rispetta in proporzione tutto il materiale che ci è arrivato. Sarà perché la rabbia è già troppo presente nei nostri stimoli multimediali quotidiani, quindi quando chiedi alla gente di fare un video per un progetto come questo preferiscono parlare finalmente di se stessi. Ma ora che ci penso un video arrabbiato pure è arrivato: un ragazzo che alla nostra domanda generica sull’amore ha risposto incazzato perché avremmo dovuto chiedergli di parlare di lavoro.

Qual è stato il commento del produttore Ridley Scott?
È stato gentile all’inizio della produzione. Alla fine ci ha scritto due righe sottolineando la differenza col suo film originale: la nostra versione è meno spettacolare ma romanticamente più dedicata alle vite delle persone.

Tu quali aspettative avevi? N
on mi aspettavo cose così “romantiche”. Ero convinto che avrei dovuto fare qualcosa alla “Blob”, ma allora non sarebbe stato troppo originale. Alla fine invece è divenuta invece una lunga seduta di psicanalisi. (ride)

Rimpiangi qualche video che avete dovuto lasciare fuori? Sì, c’erano ad esempio alcuni video di Emergency (alla fine ne abbiamo usato solo uno); oppure video di amici e colleghi teatranti. Ma erano video troppo particolari o troppo impostati, come se parlassero contro un muro.

Il coinvolgimento dell’astronauta Luca Parmitano?
Lo abbiamo contattato tramite alcune testate italiane e abbiamo pensato di chiedergli di mandarci il nostro “Gravity”. Lui in quel momento era in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale, e noi l’abbiamo montato in contrasto con una ragazza relegata con convinzione sotto le coperte.

Qualche anticipazione sul tuo prossimo film, “Il ragazzo invisibile”?
Anche in “Italy in a Day” ci sono dei personaggi “invisibili”. Il film nuovo invece è il tentativo di confrontarsi con l’archetipo supereroistico, ma calato in una realtà quotidiana e di sentimenti personali. Al momento di scegliere un superpotere credevamo che l’invisibilità fosse quello più economico, ma in realtà abbiamo scoperto di no. È però il potere più intimo.

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